sabato 10 luglio 2021

ANCHE IL NULLA HA UN SENSO

Uno dei grandi pericoli di questi nostri tempi è il nichilismo. Con questo termine voglio intendere non il processo generalizzato di un sistema, bensì l'atteggiamento, come situazione esistenziale presente, in modo più o meno evidente in ciascuno di noi. Da una parte sembra 'covare' in noi un sospetto che tutto vada a finire nel nulla. Vedere emergere l' idea che le cose siano mera illusione. D'altra parte il nichilismo ci si presenta come un dubbio sulla positività del vivere e sulla possibilità di un senso, di un'utilità della nostra esistenza, che si traduce in genere nella percezione di un vuoto che minaccia tutto quello che facciamo, determinando una sottile disperazione anche quando la nostra vita gode di successi e grandi progetti per il futuro. La forma attuale del nichilismo è descrivibile, insomma, come un senso di vuoto fuori di noi (il contesto in cui ci troviamo a vivere, 'opacizzato' da momenti di vita, sorrisi, momenti di sconforto e di tristezza, estremamente devitalizzati) e dentro di noi (mi rendo conto che questo a me non basta : io voglio molto di più). Questo vuoto che ci appare davanti assume le dimensioni di un abisso dentro il quale rischiamo di essere trascinati. Così, mentre tutto appare insensato e non meritevole di avere il nostro assenso, sopraggiunge in noi come un torpore dell' io che frena il coinvolgimento in ciò che intorno accade. Lo abbiamo sperimentato durante il lockdown con le interruzioni forzate delle attività. Torpore e volubilitá della mente, turbata da questo stato, che ci ha costretto ad interrogarci su tematiche profonde e su cosa vogliamo fare della nostra vita. Nello stesso tempo, però, la mente, si è impegnata a trovare appagamenti immediati per non dover sostare su quegli interrogativi scomodi.

Cesare Pavese la descrive in una sua poesia scritta in adolescenza (A Mario Sturani) questa sensazione di struggimento per il venir meno del senso proporzionato all' attesa del vivere umano.

Di fronte a questo abisso possiamo essere e sentirci liberi di fare una scelta. Una è far finta di niente, distogliere lo sguardo, cercare distrazioni che, portandoci altrove, ci fanno percepire che il problema non esiste. In questo anno e mezzo di pandemia c'è chi lo ha fatto, pensando che nei momenti di isolamento bisognava creare occasioni di distrazione. Non esiste migliore analgesico che il piacere, in quanto sembra eliminare l' inquietudine del cuore e l' avanzare del "nulla". È questo il modo per risolvere il problema ? Direi che non è proprio questa la strada giusta in quanto snobbando il nostro malessere il dolore permane. La verita è che in noi c'è qualcosa che resiste e si fa sentire ed è Il desiderio di essere amati. Se ascoltiamo bene, dalle reazioni al nulla sembra evidenziarsi una struttura originale del nostro io che contiene già in sé un desiderio di compimento, di amare ed essere amato. Al fondo del nichilismo si annuncia così, irriducibile, una consistenza del cuore, come trama di un tessuto, (il nichilismo), diventato un abito culturale e fenomeno sociale. Riconoscere questa resistenza è un primo passo di consapevolezza necessario per scorgere l' inconsistenza della dialettica culturale e dei progetti collettivi che non hanno più presa e da questo "naufragio" recuperare solamente quello che serve. Ed ecco, dopo il terremoto del virus, sorgere in noi le domande autentiche. Le domande di senso che fanno breccia nelle mura della "comfort zone" in cui ci eravamo rifugiati per farci uscire da quella anestesia alla quale eravamo abituati. Ci sono state, a ben vedere, anche reazioni, e quindi risposte a queste domande, che hanno avuto il sapore della superstizione, atteggiamenti che hanno attribuito all' accaduto un qualcosa di punitivo dall' Alto. Molti sono stati, invece, coloro che ne hanno dedotto un senso più autentico, ponendosi e fermandosi sulle domande e lasciandole 'decantare'. Questi hanno capito la necessità e direi l' urgenza di rivedere il proprio rapporto con sé stessi, con la natura e con le altre categorie del vivere.

La pandemia oltre che aver mostrato il suo effetto disastroso potrebbe essere stata un' occasione porpizia aver aperto questo varco nella coscienza. Per aver reso il nostro pensiero più libero e meno condizionato; per aver reso il nostro orecchio più sensibile al grido del cuore per sentire quel desiderio che resiste, come dicevo, a qualunque nichilismo. Quel desiderio di amare ed essere amati. Allora quelle domande, di amore, di significato, di compimento diventano esse stesse risposte, affermazioni implicite al di là delle modalità da noi sperimentabili in quanto fanno parte del dinamismo della mia persona, della struttura della mia umanità. 

venerdì 18 giugno 2021

LA PAROLA LACRIME E BACI - IL PARADIGMA DELLE QUATTRO A

Nella nostra esistenza sentiamo sempre più il bisogno delle cosiddette quattro A :
Accoglienza, Ascolto, Accompagnamento, Annuncio.

Siamo stufi di risposte tecniciste. Quelle che ci sentiamo dire per acquietarci, assopirci, darci false rassicurazioni.

In realtà questi atteggiamenti sono modalità mascherate di un sistema che non è in grado di affrontare il vivere umano nelle sue manifestazioni più vere.
Entrare nella carne del quotidiano genera paura !! È più facile prendere la strada solita del  "si è sempre fatto così".
Parlo in primis, delle esperienze di sofferenza è di emarginazione.

Il dolore che deriva dalla malattia ha bisogno intanto di una cura a base di parole e di gesti accoglienti.
Dapprima, dovremo essere noi a "curare" le nostre parole per poterle dire bene a chi ha bisogno di sentirselo dire.
Bene-dire, appunto, è dire bene, anche nei toni, ciò che può far bene agli altri.
Il suono emesso proferendo la parola genera una vibrazione che coinvolge emotivamente colui che ascolta.
Anche negli stati estremi della malattia si può fare, si può dare quel benessere, quel ristoro di cui parlavo.

Oggi, il malato non trova questa risposta dalla controparte.
Gli operatori della salute, già dal primo incontro, e credo che per questo si avvalgono di percorsi preparatori, hanno invece, spesso, un atteggiamento distaccato e freddo, orientato a consigli meramente tecnici, indicazioni terapeutiche che fanno parte di un protocollo, rimandi ad esami specialistici più approfonditi, dimenticando l'aspetto psicologico della persona.

Ma questo avviene anche nelle altre categorie dell'esistenza.

L' Economia, trascinata da un sistema esasperatamente liberista, parimenti, ci propone il dato tecnico, l' indice come rilevatore del malessere e l' intervento legislativo, la manovra come correttivo. E tutto questo senza "curarsi" degli effetti spesso deleteri sulla persona.

Anche nella scuola, la relazione umana è sottoposta a continue rinunce.
Parlo dell'eccessivo ricorso alla didattica a distanza, come metodo emergente.
Una modalità che sembra avere una propria forza di affermazione e voler fare decadere, sotto la spinta data dalla mera "comodita" e dall' illusorietà ogni pretesa di recuperare la vera natura ed il vero significato della presenza nello svolgimento delle lezioni.

La cultura, così, risulta fortemente condizionata da questo nuovo assetto relazionale presente proprio nei luoghi dove si dovrebbe avere invece la giusta iniziazione. Imparare quello che conta davvero per non diventare schiavi del non necessario, della propaganda pubblicitaria, di una cultura di intellettuali poco intelligenti che collaborano perché alimentati e stipendiati dallo stesso sistema che ci vuole ammansire e renderci schiavi.

Quando avremo veramente capito e ritrovato dentro ogni ambito del vivere questi autentici valori della persona, quando avremo compreso che siamo dentro una crisi antropologica che rischia di spingerci verso l' annientamento solo allora potremo giungere finalmente alla quinta A e completare il paradigma
dell'  AMORE .

Le parole ed in primis il pensiero svolgono un ruolo determinante per veicolare il messaggio che sta nascosto nei fatti di tutti i giorni.
Condividere parole di bene è quindi un compito di tutti.

Giovedì 17 Giugno 2021 si è svolta un' iniziativa finalmente dal vivo dove la parola è stata la protagonista.

LA PAROLA LACRIME E BACI. Un incontro speciale. 
Voglio ringraziare tutti coloro che hanno collaborato e contribuito alla buona riuscita sell' evento.
L'incontro, che ha trovato la sua ideale cornice nello spazio aperto e ombreggiato della troniera delle mura medicee, sede della Proloco cittadina, ha trovato anche un altro spazio accogliente quanto sincero, quello del  pensiero creativo e della parola libera.
Alessandro Dehò - nell' immagine-  non ha tradito le aspettative. Nessuna interpretazione o atteggiamento costruito.
Nelle risposte si è mostrato nella sua autentica e genuina indole di indomabile e costante ricercatore della verità, mettendo a nudo,a tratti, alcuni vicende anche dolorose del suo vissuto recente e raccontando, da vero testimone, come proprio dalle trame di quelle forti esperienze, ha saputo trarre utili indicazioni.
Il "finito", se esite, è solo un ponte per l' infinito ed è solo il simbolo che ci collega ad una realtà più grande, ad una verità che sta dentro le cose e gli accadimenti della vita.

Questo lo ha portato a credere fino in fondo, al punto tale di arrivare a scelte di radicale cambiamento del proprio stile di vita e a rifiutare un sistema al quale non sentiva più di appartenere.

Aver ospitato Don Alessandro, in realtà, è stata un' opportunità. L' invito non aveva lo scopo di presentare la sua produzione letteraria, ma è stata l' occasione di divulgare il suo pensiero libero e creativo, da vero rivoluzionario dei nostri tempi.
Tempi nei quali il sistema sembra inglobare ogni spunto di creatività, scambiandolo per ribellione, per ingabbiarlo nella falsa libertà di un consumismo esasperato e di una suadente tecnologia.

Un grazie a tutta l'organizzazione:
A Rockland;  a Marco Rossi responsabile della Libreria Paoline, agli attori Eleonora Guelfi e Davide Braglia; ai musicisti Roberto Tassi e Alessandro Gandolfi;  a Francesco Tarsi dell' Associazione Culturale Polis 2000; alla Proloco di Grosseto; a Decoramadera.Adv di Alessia De Vizzi
E a tutti i convenuti.





giovedì 3 giugno 2021

LA TECNICA UN SISTEMA PERSUASIVO

Siamo immersi in un sistema nel quale la realtà oggettiva che con l' intelletto cerchiamo di constatare è sempre più velata, figlia di dibattiti interpretativi, tanto da indebolire la forza del nostro libero discernimento. 

I.
Con l' avvento della cosiddetta epoca post moderna e il consolidarsi della tecnologia nell'informazione assistiamo al cosiddetto conflitto delle interpretazioni che potremo considerare anzi come l'essenza stessa del mondo tardo-moderno. Paul Ricoeur nel suo omonimo saggio, sembra richiamarsi col suo pensiero alla frase di Nietzsche :《Non ci sono fatti, solo interpretazioni》 Consapevoli che il rapporto col mondo è mediato da schemi culturali, da paradigmi storici, non possiamo più illuderci che ciò che ci diciamo e ci viene detto siano descrizioni oggettive di una realtà data là fuori. L'idea di un destino di indebolimento scritto in qualche modo nella storia dell'essere ritiene proprio di interpretare questa situazione: una realtà concepita proprio come gioco di interpretazioni e non (più) come stabile presenza di cose definite in se stesse che la mente ha il solo scopo di rispecchiare oggettivamente è in molti sensi una realtà indebolita. 

II. 
 Se poi, come accade in molte posizioni filosofiche di oggi, la verità viene pensata non più come adeguazione dell'intelletto alla cosa, ma come plausibilità e persuasività all' interno di un sistema di premesse (o della comunità degli interpreti competenti), anche qui siamo di fronte ad un fenomeno di indebolimento e addirittura, anzi, si può intendere la centralità che il consenso degli interpreti acquista nella definizione della verità come un emergere della carità al posto dello stesso valore tradizionale del vero. In questo modo di intendere la post modernità la spiritualizzazione assume il significato di quell'indebolimento delle strutture forti dell'essere che sembra essere il risultato del trionfo della tecnica nel nostro mondo. La tecnica dapprima, come sviluppo della capacità meccanica, ha alleggerito e reso meno gravoso il lavoro manuale, poi pian piano è diventata anche tecnologia dell'informazione indebolendo la realtà, mostrandola sempre più esplicitamente come gioco di interpretazioni.

III. 
Anche la spiritualizzazione in senso teologico, quella che si realizza nella lettura "spirituale" della Bibbia e dei dogmi cristiani, è legata a questo processo di indebolimento del senso del reale. Questo legame si può intuire se si pensa che il problema dell'ecumenismo, cioè del rapporto con le altre religioni, e dunque di una lettura meno letterale dei testi sacri, si impone in forma radicale alle chiese cristiane proprio nel mondo della tecnologia delle comunicazioni e cioè nel mondo del conflitto delle interpretazioni.



venerdì 7 maggio 2021

INFOSFERA HABITAT DELLA POST MODERNITA'

Il sistema informativo è sempre più compatto. Un monolinguismo nell'offerta che fa paura. . Il pensiero critico, questo sconosciuto, che volesse porre delle domande anche di poco fuori dagli schemi di ciò che è lecito chiedere, sembra sparito o molto raro. Molto spazio è dato all' argomento pandemia. Una monotematicitá che sembra assorbire tutto alimentando false polemiche montate ad arte riguardo a temi ricorrenti ad esempio al "coprifuoco", alle mascherine, ai vari prodotti vaccinali, se fanno bene agli over 60, gli effetti collaterali. In tal modo il sistema è capace di organizzare come un teatro tutte queste piece per distrarre da quelle che sono le problematiche reali. Ultimamente hanno scomodato anche fiaba di Biancaneve. . La vita civile della nostra società liberista sta collassando riducendo i suoi cittadini a numeri, a flussi di informazione guidati dalle intelligenze artificiali che alla fine condizionano i nostri comportamenti fino all' automatismo. Parliamo di questo per rimanere svegli ed attenti e poter pensare ad un'informazione meno condizionante e più libera, ad una fonte autonoma ed indipendente, ad una tv non monologante che sappia coniugare e mettere in campo i veri problemi. Per non parlare del contesto politico e della pretestuositá degli interventi legislativi, proposti in un momento nel quale si vuole, creando opposte fazioni, distogliere l' attenzione dagli scenari distopici, oggettivamente spaventosi, allontanare l'attenzione dalla gravità del dopo crisi, alimentando ancora una volta l'illusione del "confronto democratico".

domenica 18 aprile 2021

IL CORAGGIO DI RISORGERE

Nella memoria spirituale poter ripercorrere quel momento, camminare lungo quella strada, per rivivere le situazioni nelle quali hai incrociato un Suo sguardo. Le occasioni in cui ascoltando parole profonde qualcosa ha vibrato dentro di te. E lì, con la pace nel cuore e con un grande desiderio di testimoniare la certezza della vita che torna, sentire un fuoco interiore e nello stesso tempo la difficoltà a comunicarlo, non sapere come fare a dirlo senza essere scambiati per pazzi. 

I.

Si può tornare a vivere ? Si può tornare ad amare ? Sentirlo parlare, e vederlo spezzare il pane per sentire la vita scorrermi di nuovo dentro le vene ! Non è una storia ! Ancora oggi si può sentire il suo respiro e la paura di ri-cominciare a vivere. Si può essere sconvolti dalla paura di vedere un fantasma, di poter volere ancora bene, sconvolti da quella spinta che ci chiede di rileggere tutto, di rimettersi in discussione, sconvolti di ritrovarsi a credere in un amore dato per morto. 

 II.

È vero ! Una vita che si ricompone può essere dolorosa. Spesso chi resta solo, chi fa i conti con la morte di un amore, ha paura di tornare a vivere. Invece a farsi risorgere ci vuole coraggio. È come esporsi un’altra volta alla vita ma senza ingenuità, è come compromettersi partendo da un fallimento. Occorre invece non dimenticare le proprie ferite, anzi pensando ad esse si può avere più coraggio. Le Sue ferite, quel suo modo di morire, quel Suo modo di attraversare la croce è come se avesse trasformato la morte in una porta, in un parto di donna, doloroso e bellissimo. A volte ci devo tornare a quei tagli, a quel sangue, a quella carne massacrata, a Lui che mi cammina incontro e mi mostra le ferite e io in quel momento, non ho dubbi che lui sia vivo, che Lui sia Lui, che Lui danzi adesso con me dentro alle mie ferite. Ogni volta che mi siedo a tavola intimamente lo spero, come se mi nutrissi del desiderio di averlo accanto. Come se la sua domanda “avete qualcosa da mangiare?” non fosse solo un ricordo e nemmeno una speranza ma una presenza, io sento che anche lui mi desidera.
 III.

Non ho più letto la Bibbia come prima sapete? Quelle parole mi danno coraggio per confidarmi. Da quando lui si è arrampicato su quella croce, da quel suo coraggio, da quella sua Pasqua, io, da allora, vi assicuro… è come se i rotoli si fossero trasformati, sono diventati una specie di agguato. Leggo, entro, e mi sento osservato. Sento il suo respiro dietro ogni versetto. Prima mandavo a memoria, prima tentavo di credere, prima provavo a convincere, invece ora sento che Lui è lì, vivo e mi aspetta. Non è un’illusione, sono sicuro. 
Mentre leggo, Lui mi tende agguati dolcissimi o dolorosi. Può bastare un versetto, una parola, uno spazio di silenzio tra due suoni, un niente e io lo sento, me lo sento addosso, me lo sento dentro, Lui, vivo, risorto, presente. 
Ho compreso nel profondo che la Bibbia è un invito non solo a capire la Scrittura, ma a comprendere Lui e a lasciarsi "prendere" . 
Da quando è avvenuto l'incontro, su quella, strada, per me, la Bibbia è diventata un labirinto dove ci sono due amanti che si cercano e a volte si trovano. Ora sento che mi cammina dentro e mi riporta alla vita. Mi abita dentro Abita le parole di chi mi sta perdonando. Solo chi arriva a sperare la morte come soluzione estrema può capire cosa significa essere guardati con misericordia. 
Non servono tante parole, ci sono sguardi che risorgono. 
Esistono. Esistono e sono Lui. 
(Spunti liberamente tratti da Alessandro Dehò ) 👇👇👇 https://alessandrodeho.com/2021/04/14/e-tu-luca-2435-48-terza-domenica-di-pasqua/

giovedì 8 aprile 2021

ENTRARE NEL SEPOLCRO

Ogni esperienza di dolore che viviamo è un'occasione di crescita spirituale che ci avvicina alla nostra autentica essenza. Entrare in quella dimensione è un po' come varcare la soglia di un sepolcro. 

I.

La strada che vi conduce è un deserto. Un vento asciutto e carico di sabbia ci costringe a tenere gli occhi chiusi e a guardare appena dentro, mentre il nostro passo, incerto, indugiando affonda. Senza occasione di riparo avverti di essere entrato in una prova dove tutto il tuo corpo ne è coinvolto. 

Nel deserto tutto scolorisce e perde valore. Riferimenti cartesiani, direzione e misure decadono per lasciare spazio ad un orizzonte indefinito. In questa nuova "economia", dove ogni bagaglio che avevi come inutile zavorra diventa un peso, lasci andare le tue difese ed ogni sistema di protezione per giungere ad una condizione di essenzialità. 

Quando fuori tutto è uguale, e tutto intorno a te, la patina di un grigio sipario copre la scena, sei costretto a ri-volgere lo sguardo per scoprire ad ogni passo chi sei veramente. E, in un incedere lento, inizia un viaggio interiore verso le radici della tua vera essenza che ti porta a scoprire quel dolore e la sua origine profonda. 

II. 

Scoprire la ferita primordiale vuol dire comprendere dove è accaduta l'esperienza del mancato amore per andarla a soccorrere adesso. La coscienza risvegliata soccorre senza limiti di tempo e di spazio. Possiamo guarire in un' altra, unica dimensione, quella dell' amore. 

Nell' economia dell'amore ogni attimo è quello giusto per andare a coprire una mancanza e, quando questo avviene, puoi avere la sensazione di non essere mai stato solo su quella strada, anche se guardando indietro vedi solo le impronte di due piedi. 

Quel bambino ferito ora ha la possibilità di essere curato. E il momento di soccorrerlo, di dedicargli più attenzione. E quella cura amorevole, rigenerandoti qui ed ora, cambia anche i tuoi rapporti con gli altri, ottenendo una trasformazione, una guarigione del mondo. 

III. 

Il dolore da fuori genera sguardi di cauto distacco misto a falsa pietà, entrambi figli della paura. Bisogna entrarvi in punta di piedi. Meglio sarebbe lasciare parlare il silenzio. 

Differentemente, chi lo vive in prima persona impara a volergli bene e ad attraversarlo, e mai evitarlo. Se, nello spirito di comunione dei beni del mondo, di ogni cosa creata non dovremo sentirci proprietari, questo non accade per il dolore. Il dolore è l' unica cosa che davvero ci appartiene, l' unica esperienza della quale sentirci gelosi proprietari per entrare con esso in quella "confidenza" che davvero ci guarisce.

Comprendi che il tuo sepolcro, e il sepolcro del mondo sono la stessa cosa. Il luogo dove ll tuo orgoglio muore, il momento dove il tuo io si spegne, è il tempo dove l' uomo vecchio, ha lasciato, piegate, le bende, il "sudario" di ogni suo impulso di autoaffermazione. 

Allora la pietra spalancata sul nuovo orizzonte aprirà a noi nuovi panorami e dentro e fuori spirerá il vento di ri-nascita dell'uomo Nuovo.

domenica 4 aprile 2021

L' ALBA DELLA RIVOLUZIONE

Bisognerebbe riappropriarci del termine Rivoluzione. Mentre ultimamente, e mi riferisco agli ultimi decenni questa parola sembra essere entrata in disuso.
 
I.
I politici, vecchi e nuovi, parlano di "movimento", "mutamento", oppure genericamente di riforme, usando il termine 'rivoluzione' al passato. Il nuovo popolo della rete lo usa per designare un passaggio interno allo sviluppo della tecnologia e della comunicazione, contraddicendone il significato più vero di rivoluzione come rottura. Il mito della rivoluzione è concluso ? 
Ma l' Europa, l' Occidente, sono nati e cresciuti come "rivoluzione permanente", cioè come capacità di progettare una società alternativa, un futuro diverso. Ma è davvero precluso il pensiero rivoluzionario ? Lo possiamo ancora ammettere e rivalutare assumendolo nelle nostre strategie al cambiamento ? 

II. 
Io credo che esiste ancora una possibilità concreta per ri-animare un impulso, che come un fuoco sotto la cenere, si sta facendo sempre più evidente, come una libera iniziativa da parte di molti giovani che hanno preso coscienza dell' insostenibilità del tempo che stiamo vivendo.
Un fremito che nasce da un profondo sentimento di malcontento verso un sistema economico che continua ad avere come presupposti lo sfruttamento delle classi sociali più deboli ed un consumismo più esasperato. 
Una cultura mortifera che continua a riprodurre stereotipi sganciati da ogni impulso creativo, ed un' Arte ridotta a canoni estetici discutibili. 
Una scuola che sembra andare verso una deriva educativa, anche a causa degli ipnotici richiami della "sirena tecnologica" sempre più presente nella didattica. 


Una classe dirigente incapace di tradurre i propri programmi in scelte sostenibili che possano rilanciare davvero l' economia, farsi carico delle famiglie più deboli, sostenere le aziende in crisi. 

III.
Questi scenari hanno smosso gli animi dei più ferventi facendo nascere gruppi come movimenti di pensiero. Laboratori nei quali dare ossigeno a quei carboni presenti sotto la cenere. Uno di questi laboratori è l' Indispensabile- Movimento Rivoluzionario. Un gruppo etereogeneo di giovani, studenti e giovani lavoratori, che dal 2018 propone e lavora per un cambiamento radicale della politica, dell' economia, della cultura e della mentalità umana dominante. Nella loro sincerità e tenacia spicca, appunto, una grande forza di volontà ed un marcato senso rivoluzionario. 
Sono nati come espressione giovanile e come naturale sviluppo dai gruppi Darsi Pace di Marco Guzzi. Il loro è un progetto volto a dare voce e corpo all’esigenza di una rigenerazione radicale della società che parta e si alimenti da una nuova modalità di essere umani. Farsi nel contempo portavoci di un pensiero che curi e risani la terra, così come il cuore e le menti degli esseri umani, di una creatività che espanda la consapevolezza, donando un senso reale della nostra presenza di uomini incarnato sulla terra. Fare emergere in tutti il bisogno di un’economia più giusta, relazioni più vere, una politica più entusiasmante, un’istruzione più illuminata, aspirazioni più radicali e alte.

La rivoluzione da loro prospettata si compie così in questa sua nuova figurazione attraverso un lento processo dove i traguardi raggiunti diventano trampolini per ulteriori acquisizioni. 
D' altra parte come la "rivoluzione" in cosmologia è un moto attraverso il quale il pianeta compie il tragitto più ampio, abbracciando nella sua orbita spazi molto vasti, anche in questa rivoluzione, in questo cambiamento, si intende ricomprendere ogni contenuto, qualsiasi settore e categoria del vivere umano.
Dobbiamo ringraziare questi giovani, questi pionieri della nuova alba rivoluzionaria, di questa nuova rivoluzione che ha come presupposto non più l'insostenibile estremismo delle barricate ma la creatività travolgente del pensiero di giovani menti. https://m.facebook.com/lindispensabile.movimento/

FRANCESCANITÀ

La notizia del ridimensionamento della fraternità francescana locale è stata uno scossone per i grossetani. Non solo per chi le vive accanto...