domenica 31 maggio 2026

LA VERA FUNZIONE DELL'ARTE E DELLA CULTURA

"La vera funzione dell'Arte e della cultura è l'orizzonte, non il recinto"

Preambolo

Appena ieri l'altro si è conclusa la nostra rassegna culturale Antropo-logica-mente, un calendario di eventi- che quest'anno aveva come tema la CURA- e che il mio gruppo Emozion-Arti tutti gli anni in Primavera offre al territorio, inserendosi con discrezione e in modo trasversale nel panorama delle offerte culturali del circuito grossetano.

Spesso cercando spazi alternativi a quelli proposti dal circuito, spesso si sono rivelatisi vincenti perché capaci di valorizzare oltremodo il luogo, tanto da poterli definire dei veri LUOGHI DELL'ANIMA.

Il problema della gestione condivisa degli spazi culturali disponibili in città c'è sempre stato, ma anche quello della frammentazione della loro gestione.

L'associazione Grosseto Città Aperta in un recente post su fb https://www.facebook.com/share/p/1FYchA8r2T/

solleva un problema reale (la frammentazione gestionale e la moltiplicazione delle poltrone), ma lo fa usando una logica squisitamente politica, con obiettivi nemmeno tanto velati: l'avvio della campagna elettorale in vista delle elezioni comunali del 2027. 


Premesso che ​la politica, che per sua natura cerca il consenso a breve termine, divide il mondo in fazioni ("noi" contro "loro") ha bisogno di risposte immediate e semplificate, mentre l'arte fa l'esatto opposto: unisce complessità, solleva domande scomode e fotografa le sfumature dell'animo umano, credo che se l'arte si adeguasse all'agenda politica del momento, perderebbe la sua capacità di essere uno specchio critico della società e si ridurrebbe a semplice strumento di marketing elettorale.

Ogni volta che la politica ha preteso di decidere cosa fosse buona cultura e cosa no, il risultato è stato il deserto culturale. 

Pensiamo al realismo socialista nell'URSS o all'arte di regime in qualsiasi dittatura del Novecento: l'arte asservita al potere diventa ripetitiva, priva di anima e, paradossalmente, annoia persino chi l'ha commissionata. Il talento fiorisce solo dove c'è la libertà di sbagliare, di provocare e di dissentire.

I fondi pubblici alla cultura non sono "regali" del governo di turno, ma investimenti dei cittadini. Di conseguenza, le istituzioni culturali (musei, teatri, festival) appartengono alla collettività, non alla maggioranza parlamentare del momento. Se chi governa usa la cultura per piazzare i propri fedelissimi o promuovere una specifica ideologia, sta privatizzando un bene pubblico per scopi personali.

VISIONE PROGRAMMATICA :

Una narrazione, quella del post, da ribaltare, perché il problema di Grosseto non è la mancanza di una "governance politica unitaria", ma il fatto che la politica (di ogni colore) consideri la cultura come una propria dependance da lottizzare o pianificare a tavolino.

Il vero dibattito da aprire non è semplicemente su 'come la politica debba governare la cultura', ma su come la cultura possa finalmente emanciparsi dalla politica.


Ecco perché l'arte e la cultura devono essere indipendenti, soprattutto a livello locale:

Se l’approccio alla gestione culturale nasce dentro i cantieri programmatici in vista delle elezioni, la cultura viene inevitabilmente ridotta a strumento di consenso. I teatri, i musei e la biblioteca di Grosseto appartengono a tutti i cittadini – di destra, di sinistra, di centro e astensionisti. Non possono essere pianificati in base alle scadenze delle urne o alle logiche di partito.

È vero, quattro dirigenze e 28 consiglieri di amministrazione (spesso scelti per vicinanza politica e non per competenze manageriali specifiche nel settore culturale) sono lo specchio di una burocrazia inefficiente. Ma la risposta non è una 'super-governance' centralizzata e guidata dalla politica. La soluzione è lo snellimento tecnico, l'affidamento delle strutture a direttori artistici e manager culturali indipendenti, scelti tramite bandi internazionali e lasciati liberi di lavorare senza il fiato sul collo dell'assessorato di turno.

La cultura crea valore quando è libera, non quando è 'coordinata' dal potere: Il post invoca una 'visione gestionale d'insieme'. 

Occorre fare attenzione, perché il confine tra coordinamento e controllo ideologico è sottilissimo. 

Quando la politica pretende di dare una direzione univoca alla cultura di una città, finisce per appiattirla. Il Cassero, le Mura, il Museo di Storia Naturale devono essere spazi di pensiero critico, libero e autonomo, capaci anche di contestare il potere politico locale, non di assecondarlo.


Ben venga quindi il confronto, ma a una condizione: che il tavolo sulla cultura non sia l'ennesimo scontro tra chi siede sulle poltrone oggi e chi spera di sedercisi domani. 

Parlare di cultura significa parlare di fondi garantiti, di autonomia scientifica dei direttori dei musei, di bandi trasparenti e di apertura ai privati e all'associazionismo fuori dai circuiti dei partiti.


La cultura a Grosseto sarà 'aperta' solo quando le chiavi dei teatri e dei musei saranno in mano agli storici dell'arte, ai registi, agli scienziati e ai manager culturali, e non ai comitati elettorali."

domenica 10 maggio 2026

GLOBALIZZAZIONE UGUALE A GLOBALISMO?

La globalizzazione ancora in atto, che, a ben vedere negli anni ha portato i suoi vantaggi, consentendo un certo benessere, sembra mostrare oggi, alcuni suoi punti deboli.


Questo processo storico e strutturale di crescente interdipendenza economica, politica, sociale e culturale tra le diverse parti del mondo, iniziato nel XVI secolo, sta perdendo oggi alcune delle sue positive peculiarità per mostrarne altre.


Dal punto di vista commerciale, in primis, ha consentito, negli scambi, con l'estensione dei mercati e con la libera circolazione delle merci, di ottenere risultati positivi in termini economici. 

In seconda analisi lo è stato per la cultura. 

L' apertura delle frontiere è stata senza dubbio un propulsore per il turismo, facilitando il flusso della conoscenza di usi costumi e tradizioni culturali differenti. 

L'avvento di internet ha dato poi un'ulteriore spinta, in questo ambito, consentendo la condivisione di contenuti da casa propria.

Dovendo fare oggi un'analisi, riferita a questo momento storico, occorrerebbe fare, però, alcune utili riflessioni.

Intanto potremo dire, riguardo alla categoria economica, che il ricorso esasperato allo strumento dei dazi, fortemente condizionato dalla 'politica di guerra' in atto ha messo in ginocchio molti dei presupposti sopra menzionati. Le scelte politiche dell'UE riguardanti l'approvvigionamento petrolifero, fortemente condizionate dal patto atlantico, stanno portando verso una situazione di insostenibilità per i comsumatori, creando un clima favorevole ai processi speculativi.


Stiamo vedendo come alcuni distretti geografici come lo stretto di Hormuz siano dei punti chiave per lo scambio e il transito della materia prima che muove il mondo e cosa possano rappresentare nel quadro dell'economia globale.



Se esiste di fondo una naturale propensione degli stati a concepire e affermare la propria sovranità, esiste anche una certa malsana spinta verso un globalismo, che non è globalizzazione, ma un'ideologia neoliberista secondo cui il mercato globale deve prevalere sulle politiche nazionali, riducendo le interazioni umane a mere transazioni economiche.

Così la globalizzazione è diventata essa stessa una concezione ideologica liberale atta a legittimare il primato economico e politico dell’Occidente americano nel mondo. Al dominio globale eurocentrico, è subentrato il dominio universale americano che implica l’imposizione a livello mondiale di un unico modello economico, politico e culturale. Il mondo multipolare potrà rappresentare una sfida che generi la fuoriuscita dell’Europa dalla post–storia e dal nichilistico vuoto di senso che affligge oggi la società occidentale?


Allora la domanda sulla quale fermarsi, ma non troppo, perché la risposta verrà immediatamente, è:

Un' evoluzione civile, economica sociale e culturale derivante dal progresso può prescindere da un percorso di cambiamento interiore, spirituale?

La risposta è NO !

La crisi che vediamo nei panorami nazionali, mondiali, globali, è la stessa che stiamo vivendo noi, interiormente. 

Siamo in cima ad un crinale, se vogliamo propizio, per scegliere di cambiare, intanto ammettendo che alcune situazioni, come la pace, che ricerchiamo vivamente all'esterno è uno stato interiore. 

Le cultura orientale, così come la fisica quantistica, ci rimandano questo concetto:  che il dentro e il fuori non esistono, e che sono dimensioni create nell'immaginario dall'uomo.

Tutto invece è interconnesso.

Ed è su questo atteggiamento che possiamo 'lavorare', quotidianamente, per sperare di incarnare quell'Uomo Nuovo capace di vincere sul Mondo e sulle sue istanze più distruttive.

Noi siamo già UNO.

La separazione avviene quando in noi prevale la spinta alla divisione, all'esclusività, al bieco individualismo. Ed è su questo atteggiamento che possiamo 'lavorare', quotidianamente, per sperare di incarnare quell'Uomo Nuovo capace di vincere sul Mondo e sulle sue istanze più distruttive.

Allora alziamo la testa dai nostri soggettivismi per comprendere di fare parte del tutto.

Nello stesso tempo concentriamoci, ciascuno nei nostri ambiti di competenza, con costante umiltà per lavorare a questo cambiamento.

Il cambiamento siamo noi.


LA VERA FUNZIONE DELL'ARTE E DELLA CULTURA

"La vera funzione dell'Arte e della cultura è l'orizzonte, non il recinto" Preambolo Appena ieri l'altro si è conclusa...