giovedì 6 novembre 2025

LA RICERCA DI CRISTO - UN ESODO CONTINUO

Questo contributo è il risultato di un interessante incontro tenuto on-line da alcune figure rappresentative della Chiesa e organizzato con lo scopo di far riflettere sullo stato di crisi del Cristianesimo.

Ciascuno degli invitati ha una suo specifico ruolo nell'ambito dell'attività di cui si occupa.
Un sacerdote inpegnato nella  realtà parrochiale, una suora, laureata in Teologia, con un esperienza nella propria  congregazione e poi destinata ad una struttura comunitaria, e un prete secolare, cappellano presso una sede universitaria.

Cosa hanno in comune queste persone oltre al ruolo che svolgono.
Tutti e tre hanno sicuramente in comune il dato di aver fatto la scelta di servire il Vangelo. E fin qui tutto intuibile.
Ma,  quello che li unisce, è soprattutto il fatto di aver incontrato, ad un certo punto del loro cammino, Marco Guzzi, poeta, filosofo, ideatore dal 1999 dei Gruppi Darsi Pace.
Questo incontro e la frequentazione dei 'Gruppi'- veri e propri laboratori di crescita spirituale- ha dato loro la possibilità di scoprire nuovi orizzonti. In generale, riguardo al modo di vivere la loro fede.
In particolare ha consentito loro di entrare più in profondità nel senso delle Scritture. Di comprendere meglio la liturgia e i sacramenti:  andare oltre l'esteriorità e la ripetitività rituale del gesto. Tutto questo con il risultato di aver acquisito nel tempo un nuovo slancio anche nei propri ambiti di attività e nelle relazioni con gli altri.

Padre Massimiliano Villani nel confermare la sua vena di eterno ricercatore, a proposito di approccio alle Scritture, ha sperimentato che un certo modo, acquisito nella tradizione, di leggere la Parola spesso può sollecitare esclusivamente la nostra parte mentale con il risultato di suscitare riflessioni che orbitano solo dentro quella sfera. E non operare, quindi, in noi un'autentica trasformazione.

Non dovremmo essere noi ad entrare nella Parola- dice il prete- ma e la Parola che deve entrare nel nostro cuore.
Da qui nasce la necessita e il desiderio di trovare nuove forme di lettura dei sacri testi -Lectio Divina-, un differente approccio, come lui stesso ha iniziato a sperimentare nella propria realtà parrocchiale di Scandicci.

Per Suor Chiara Cioli, Darsi Pace è stato un incontro benefico sbloccante- dice, -che sta cambiando la percezione che ho di me stessa, degli altri, della storia. Prima davo per scontate tante cose. Questo sblocco ha creato in me le condizioni interiori per poter avviare un' autentica iniziazione. Come un  continuo esodo che mi porta ad abbandonare le mie pre-comprensioni dettate spesso dal mio ego spirituale, per entrare in un territorio nuovo con nuove energie rinnovabili.
Bellissime queste immagini che ci riferisce Chiara.
Anche riguardo alla scoperta da parte sua della pratica meditativa come possibilità ulteriore di avvicinarsi alla Parola. Entrare più in profondità, sapere ascoltare il proprio respiro in quello spazio silenzioso di attesa- dice Chiara- mi ha aiutato a comprendere come l'obbedienza con l'ascolto profondo nella mia realtà, parlo di quella comunitaria, può tradursi in una fioritura e in una crescita e non essere puro asservimento.

Padre Mimmo Repice, il terzo ospite, ci rivela che per lui l'incontro è avvenuto attraverso la lettura di un libro che ha fatto vibrare le sue intuizioni da sempre presenti nel suo cuore. Ed è stata come aver trovato la chiave di volta. Non è stato un colpo di fulmine ma una graduale e consapevole presa di coscienza di dover mettere ordine a quelle sue tante convinzioni.


Questo video è davvero formidabile. Un'autentica  testimonianza, di come una ordinaria vita di routine svolta dentro la Chiesa possa essere arricchita non solo di contenuti dottrinali, ma avere il beneficio di un ulteriore e gioioso vigore e un rinnovato slancio nella quotidiana vita di relazione dove tutto si veste della luce di chi camminando nella fede cerca sempre il volto di Gesù Cristo.
Una testimonianza da condividere con tutti gli operatori che orbitano dentro ed intorno la Chiesa per suggerire loro spunti interessanti di sviluppo e di messa in pratica della Nuova Evangelizzazione di cui si parla oramai da anni. 
Qui sotto il link al video integrale dell'incontro.

https://www.youtube.com/live/5iLmCrlA3Bc?si=8g1NtICrI8JCgnci


lunedì 27 ottobre 2025

LA MEMORIA DEL CUORE È VINCENTE

Penso che la memoria sia la dimensione antropologica fondamentale per non dire cruciale della vita.

La memoria è uno scrigno prezioso capace di custodire importanti ed interessanti contenuti come le idee, gli incontri determinanti per un lavoro, o per la vita sentimentale, oppure immagini di cari familiari passati nell'altrove, etc.

Ma soprattutto, direi, sono le emozioni, legate a quei ricordi, registrati dentro di noi come in un archivio segreto, ad assumere il valore di tesoro e di sacro.
Può accadere, però,
che questo tesoro, per motivi imperscrutabili, rimanga sepolto con il rischio di non affiorare più.
La causa ? Un agente esterno che giunge in modo inaspettato a vanificare la potenzialità del ricordo e la purezza di un amore di gioventù.

È quello che accade in questa meravigliosa storia, raccontata da Dianora Tinti in modo avvincente e con uno stile accattivante, dove anche la descrizione minuziosa dei paesaggi, luoghi molto cari all'autrice, sembra modellare le geografie interiori dei personaggi.
Grande infatti è la capacità sapiente della scrittrice nell'uso dei linguaggi nei dialoghi, ma soprattutto l'abilità di esprimere contenuti intimistici e nel descrivere la psicologia e i sentimenti delle 'figure' ivi presenti.
Tra questi, la protagonista.

Laura, dipendente di una casa editrice, si trova ad affrontare il vuoto di un oblio a causa dei postumi di un incidente stradale. La conseguente perdita della memoria, di alcuni cruciali ricordi e delle emozioni ad essi legati alza un muro impenetrabile davanti a lei, dal quale solo sporadicamente cominceranno ad affiorare alcune immagini eloquenti. Questo avviene in occasione della lettura di una bozza di un manoscritto affidatole per la correzione dal suo editor.

La trama del manoscritto, piano piano, comincia a rilasciare  fotogrammi di vita vissuta che la protagonista  ora ripercorre con rinnovato trasporto emotivo rimodellando il presente e riaprendo nuovi varchi nella sua coscienza.
Il tempo mostra adesso una sua nuova fisionomia.
Ecco che la memoria, rievocando esperienze propizie, ma anche cruciali, diventa come una sorella della sua guarigione.

Storia di un manoscritto, è un bel romanzo, scritto con il cuore, scorrevole nella lettura e carico di suspense, dove si scorge e si ammette anche, tra le righe, la presenza di una forza invisibile, incontenibile, che governa e guida le scelte dell'uomo mandando segnali inequivocabili. Quella dell'amore.
La presenza di un bene superiore, evidenza è prova di un collegamento tra tutte le cose.
Di un'energia creativa capace di ricomporre quanto apparentemente separato dal destino. 

lunedì 13 ottobre 2025

COSA FARÒ DA PICCOLO

 


Riflessioni sulla spontaneità, la crescita e il valore di restare autentici

La spontaneità dei bambini

Avete mai notato la spontaneità dei bambini?

Quel modo unico e disarmante di esprimersi, di ridere, piangere, stupirsi, senza filtri né maschere. È forse una delle qualità più pure dell’essere umano: la libertà di essere sé stessi, senza preoccuparsi del giudizio altrui.

Parlo naturalmente di quell’età magica in cui non esistono ancora condizionamenti, in cui il mondo è un terreno da esplorare e la fantasia è la chiave di ogni porta.

Oggi, però, quella fase sembra durare sempre meno. Se un tempo si poteva dire che l’infanzia “autentica” arrivasse fino ai tre anni, ora, forse, si ferma ancora prima.


Un’infanzia che si accorcia

Il motivo? Probabilmente l’evoluzione accelerata dei costumi, spinta dal progresso culturale e tecnologico.

Viviamo immersi in un flusso continuo di stimoli, immagini, messaggi e suoni che raggiungono anche i più piccoli.

La “società dei consumi”, con la sua comunicazione sempre più martellante e intrusiva, penetra fino al centro della nostra psiche, trasformando lentamente il modo in cui percepiamo noi stessi e il mondo.

E così, quell’innocenza originaria, quella spontaneità naturale dei bambini, rischia di essere soffocata troppo presto.

Forse dovremmo imparare da loro prima che imparino da noi: ricordare com’è vivere senza sovrastrutture, senza il bisogno di apparire, con la semplice gioia di essere.


Ritrovare la spontaneità perduta

Forse crescere non significa soltanto imparare, ma anche ricordare.

Ricordare chi eravamo quando tutto era nuovo, quando la meraviglia non aveva bisogno di un motivo, e ogni giorno era un piccolo viaggio nel possibile.

Da adulti, ci vestiamo di ruoli, doveri, apparenze. Ci dimentichiamo del piacere di dire “non lo so”, del coraggio di fare domande semplici, di sbagliare senza paura.

Eppure, in quella leggerezza infantile c’è una forza immensa: la forza dell’autenticità.


Essere autentici oggi è quasi un atto rivoluzionario.

Significa scegliere di non farsi trascinare dal rumore del mondo, di ascoltare la propria voce anche quando sussurra piano.

Significa educare i bambini – ma anche noi stessi – a restare curiosi, a custodire lo stupore, a guardare con occhi puliti ciò che tutti danno per scontato.

Forse, la vera sfida non è crescere in fretta, ma imparare a non smettere mai di essere piccoli dentro.

Non nell’ingenuità, ma nella capacità di meravigliarsi, di commuoversi, di vivere ogni emozione come fosse la prima.

Ogni volta che ci concediamo di ridere senza motivo, di sognare a occhi aperti, di ascoltare davvero un bambino, stiamo recuperando un frammento di quella verità originaria che avevamo dimenticato.


Perché la spontaneità non si perde del tutto: resta dentro di noi, silenziosa, in attesa di essere riscoperta.

E forse, il senso più profondo del nostro cammino è proprio questo: diventare adulti senza smettere di essere bambini.


Continuare a stupirsi

Ogni giorno possiamo scegliere se vivere in difesa o in apertura.

Possiamo lasciarci imprigionare dall’abitudine, oppure accogliere il mondo con la stessa curiosità di un bambino che vede la pioggia per la prima volta.

Essere grandi non significa rinunciare alla meraviglia.

Significa imparare a custodirla, a proteggerla dentro di noi come una piccola fiamma che illumina anche nei momenti bui.

E allora, quando qualcuno ci chiederà cosa vogliamo fare “da grandi”, potremo sorridere e rispondere con semplicità:


> «Voglio continuare a stupirmi, come quando ero piccolo.»

sabato 4 ottobre 2025

UNA LETTURA CURATIVA

È stata davvero una sorpresa constatare come LA CURA- tema e titolo del libro- si sia rivelata lo stessa adottata dagli autori nella scrittura dei suoi testi.

L'antologia, scritta con molta cura, appunto, da un gruppo di medici grazie ad un'iniziativa organizzata dall' Ordine professionale, è nata un pó per gioco, ma ha disvelato subito insospettate capacità letterarie tra la compagine.

Ogni racconto, ciascuno nel suo particolare stile, mostra una certa abilità compositiva degli autori.

Talora minuziosamente descrittiva, la narrazione scorre bene grazie ad un fraseggio elaborato.Talaltra, la stessa, si avvale di frasi brevi, incalzanti che come brevi fotogrammi ricompongono il mosaico del racconto, accompagnando il lettore dentro le storie, che sono spesso racconti autobiografici dissimulati nelle esperienze professionali dei protagonisti. 

Personaggi che in prima persona testimoniano il loro particolare rapporto con la professione di medico. Un lavoro che racconta davvero una passione che ora attraverso le storie si fa forte di una  testimonianza autentica che ci consegna la vera natura della relazione medico-paziente. Quella capace di far percepire dietro il rapporto tecnico-sanitario, i suoi aspetti piu umani, quelli attinenti alla dimensione affettiva ed emozionale. 

Ogni racconto diventa quasi una 'confessione'  rivelatrice dell'opera svolta in tanti anni di professione (parla il pensionato) ed ancora vivida nelle quotidiane esperienze (per i medici ancora in servizio), una testimonianza capace di cogliere le espressioni più profonde dell'animo umano.

domenica 31 agosto 2025

INESORABILMENTE QUI E ADESSO

Il tempo scorre in maniera irrefrenabile.

Passano le stagioni portandosi dietro ogni attimo vissuto. 
Ogni nostro tentativo di fermarlo, spesso con promesse e propositi di viverlo nella pienezza, viene inevitabilmente vanificato da continui ed istantanei cambiamenti.
Quando mi fermo a riflettere su questa ineluttabilità, e a guardare attraverso questa lente, la mia coscienza viene aiutata ad elevarsi quel tanto che basta per farmi percepire la piccolezza dell'umanità nell'universo, e a pensare a quanto siano effimeri ed inutili gli affanni e i desideri ai quali spesso mi lego.
Provo a fermarmi ! E da un'unica prospettiva- ad esempio da un angolo della mi casa- provo a percepire quanto sia cambiato il mondo fuori in soli 50 anni;
la tecnologia, i consumi, il lavoro, la scuola i rapporti tra le comunità nazionali e sovranazionali. E quanto sono cambiato io interiormente, la mia psicologia, le mie paure, le mie emozioni. La mia capacità di sostenere le difficoltà (resilienza).
Guardo fuori dalla finestra dalla mia postazione, il famoso angolo prospettico. Lo chiamano living.Termine tecnico immobiliaristico. Un gerundio.che dà il senso dello scorrere, della continuità.

Un comodo ambiente della casa, certo. Ma lo sguardo va fuori da quella finestra.
FUORI:
Son passati cinquant'anni e dove c'era quel ramoscello esile, ondeggiante, sospinto dalle furie delle intemperie, ora c'è un fusto ben fermo e stabile nella terra.
Le radici hanno lavorato bene nella sua profondità. Me lo posso immaginare perché, di riflesso, se alzo lo sguardo vedo specularmente le ramificazioni prosperose di un albero e ai lati e all'apice di ogni ramo già un nuovo virgulto.
DENTRO:
La casa. Un flash-back- quasi come in un effetto speciale cinematografico- mi fa vedere in rapida successione- i soliti muri sui quali sono appoggiati i mobili (si chiamano così perché si spostano) complementi di arredo, piante ed ornamenti.

Ragnatele che vanno e vengono attraversano il pulviscolo pervaso dal solito raggio di sole che entra con quel determinato angolo di incidenza.
Oggi, dopo 50 anni, questo angolo è ancora cambiato. Ogni istantanea è una pausa sibillina. Tentativo fallimentare per bloccare il flusso temporale.
Lo spazio curvo e la distanza spaziale sono un motore sempre in funzione in cerca di nuovi e dinamici equilibri.

Quel ragazzo quindicenne pieno di speranze, compresa quella di crescere per portare avanti liberamente le proprie aspirazioni, adesso vede in sequenza le diapositive degli anni e scopre le rughe del mondo nella frenesia maniacale di nasconderle.
Guardo le mie allo specchio e penso: qui e adesso io ci sono grazie anche al tempo che mi ha dato modo di sperimentare e a trovare ad ogni occasione, in ogni vicenda, il vero senso della vita.

lunedì 23 giugno 2025

HANDPAN AT SLOTMOB

Si conclude Sabato 28 Giugno, con l'evento Slotmob, il primo ciclo di collaborazioni che ho avuto il piacere di sperimentare quest'anno, portando le atmosfere del mio handpan dentro alcuni eventi culturali. Oltre a quelle in locandina ci sono stati interventi durante il corso di yoga tenuto da Armando Orfeo  all' Associazione La Farfalla - Cure Palliative - ODV  e una collaborazione  con l' Agriturismo La Sorgente di Elda Casini 

Sono state tutte valide occasioni di incontri con persone e situazioni molto speciali nelle quali la musica ha avuto un ruolo determinante: 'sostenere' ed accompagnare le altre forme artistiche fino a diventare (il suono) un veicolo di ricerca del benessere.

Sabato sarò al D.park e avrò il piacere di sostenere la causa di un'associazione che si batte per l'eliminazione del gioco d'azzardo. 

Sono molto fiero di questo, perché il gioco d'azzardo è una 'piaga' diffusissima che sta portando molti danni a persone e famiglie fragili, particolarmente colpite dalla dipendenza a causa di situazioni di precarietà economica e solitudine. 

https://www.facebook.com/share/p/1Av9Nrxa6X/


Vedi link all'evento 👇🏼👇🏼

https://facebook.com/events/s/slotmob/1261304819047718/

venerdì 23 maggio 2025

LA RIVELAZIONE - UN INFINITO PRESENTE

Dove si può trovare consolazione. Come far svanire l'angoscia, il senso di smarrimento, la desolazione e la rabbia che stiamo provando tutti nell'apprendere in modo continuato quanto male e quanta sofferenza e con quale ostinazione l'uomo deliberatamente sta procurando ai suoi simili.

Siamo giunti al livello più basso della civiltà.

Se il male che vediamo ha una responsabilità di tutto il genere umano allora essere semplici spettatori, e non poter far niente, non fa che contribuire ad aumentare questo senso di angoscia e di smarrimento. Rimanere appesi solo ad un'ipotesi, perche questa è:  un oscillare altalenante di paventate risoluzioni, che sono solo flebili balbettii. Un'ostentazione arrogante del proprio ego e della propria smania di potere, anteposta al destino incerto del mondo. Una pace, quindi, legata unicamente ad una volubilità e ad una suscettibilità psichica.

Dentro questa prospettiva la pace duratura rimane una lontanissima possibilità, e parimenti, un miraggio l'ipotesi di poter giungere ad una trattativa seria che possa far cessare il fuoco in modo duraturo in una terra, da sempre martoriata, dalla quale ci arrivano ogni giorno immagini di bambini straziati dalla fame e dai bombardamenti.

Il male sembra volersi accanire su quei territori senza possibilità di appello.

Con questi scenari diventa anche difficile mantenersi saldi nella fede. Cosí accade di entrare in crisi di ogni nostro più profondo convincimento.

E guardando in Alto ci viene di pensare.

Come puoi permettere che accada tutto questo ?

È  questa la rivelazione ?

Come posso leggere nella carne martoriata dell'uomo la presenza di Cristo?

Allora è proprio dalle scritture che ci può giungere un "soccorso" per comprendere che il tempo regalato all'uomo su questa terra per evolvere e rivelare la sua essenza divina potrebbe non avere la stessa natura del tempo cronologico. 

È il tempo del perdono in cui l'uomo  prende veramente coscienza della propria natura. Ce lo dicono le Scritture.

Giovanni 3,14 "E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato"

Esodo 3.14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi».

La rivelazione e le modalità nelle quali si compie attraverso di noi, nella nostra vita è un mistero.

Mentre noi umani bisogna ascendere, essere innalzati dalla nostra condizione terrena di esseri incarnati, liberando la nostra coscienza dai vincoli che la stessa condizione comporta, Cristo si rivela attraverso il punto più basso (la croce) assumendo la condizione di essere completamente umanato per redimere la Terra.

La rivelazione del nome di Dio

IO SONO la troviamo quindi in Esodo 3.14  (Io sono colui che sono), la rivelazione compiuta DELL'IO SONO che si incarna nell'io sono umano la troviamo invece in Giovanni 3,14.

Vecchio e Nuovo Testamento.

Stesso numero dei passi che si ripete 3,14. 

Cosa vi ricorda questo valore ? 

Sì il cosiddetto Pi greco.

Che indica in geometria il rapporto tra la circonferenza e il suo diametro.

3.14 è un numero trascendente, un numero indefinito detto anche irrazionale. Ciò ci comunica quale è  il rapporto tra l'io sono eterno e l'io sono umano. Rapporto indefinibile, come indefinibile è la rivelazione.

Potremo dire di essere anche noi uno di quegli indefiniti numeri dopo la virgola. Una di quelle infinite manifestazioni attraverso le quali si compie il Regno, anche attraverso vicende estremamente degradanti.

Il rapporto che io vivo con la rivelazione divina, tra il Padre e il Figlio è infinito. Si rivela in eterno  come i numeri decimali del 3,14.

LA RICERCA DI CRISTO - UN ESODO CONTINUO

Questo contributo è il risultato di un interessante incontro tenuto on-line da alcune figure rappresentative della Chiesa e organizzato con ...