domenica 31 maggio 2026

LA VERA FUNZIONE DELL'ARTE E DELLA CULTURA

"La vera funzione dell'Arte e della cultura è l'orizzonte, non il recinto"

Preambolo

Appena ieri l'altro si è conclusa la nostra rassegna culturale Antropo-logica-mente, un calendario di eventi- che quest'anno aveva come tema la CURA- e che il mio gruppo Emozion-Arti tutti gli anni in Primavera offre al territorio, inserendosi con discrezione e in modo trasversale nel panorama delle offerte culturali del circuito grossetano.

Spesso cercando spazi alternativi a quelli proposti dal circuito, spesso si sono rivelatisi vincenti perché capaci di valorizzare oltremodo il luogo, tanto da poterli definire dei veri LUOGHI DELL'ANIMA.

Il problema della gestione condivisa degli spazi culturali disponibili in città c'è sempre stato, ma anche quello della frammentazione della loro gestione.

L'associazione Grosseto Città Aperta in un recente post su fb https://www.facebook.com/share/p/1FYchA8r2T/

solleva un problema reale (la frammentazione gestionale e la moltiplicazione delle poltrone), ma lo fa usando una logica squisitamente politica, con obiettivi nemmeno tanto velati: l'avvio della campagna elettorale in vista delle elezioni comunali del 2027. 


Premesso che ​la politica, che per sua natura cerca il consenso a breve termine, divide il mondo in fazioni ("noi" contro "loro") ha bisogno di risposte immediate e semplificate, mentre l'arte fa l'esatto opposto: unisce complessità, solleva domande scomode e fotografa le sfumature dell'animo umano, credo che se l'arte si adeguasse all'agenda politica del momento, perderebbe la sua capacità di essere uno specchio critico della società e si ridurrebbe a semplice strumento di marketing elettorale.

Ogni volta che la politica ha preteso di decidere cosa fosse buona cultura e cosa no, il risultato è stato il deserto culturale. 

Pensiamo al realismo socialista nell'URSS o all'arte di regime in qualsiasi dittatura del Novecento: l'arte asservita al potere diventa ripetitiva, priva di anima e, paradossalmente, annoia persino chi l'ha commissionata. Il talento fiorisce solo dove c'è la libertà di sbagliare, di provocare e di dissentire.

I fondi pubblici alla cultura non sono "regali" del governo di turno, ma investimenti dei cittadini. Di conseguenza, le istituzioni culturali (musei, teatri, festival) appartengono alla collettività, non alla maggioranza parlamentare del momento. Se chi governa usa la cultura per piazzare i propri fedelissimi o promuovere una specifica ideologia, sta privatizzando un bene pubblico per scopi personali.

VISIONE PROGRAMMATICA :

Una narrazione, quella del post, da ribaltare, perché il problema di Grosseto non è la mancanza di una "governance politica unitaria", ma il fatto che la politica (di ogni colore) consideri la cultura come una propria dependance da lottizzare o pianificare a tavolino.

Il vero dibattito da aprire non è semplicemente su 'come la politica debba governare la cultura', ma su come la cultura possa finalmente emanciparsi dalla politica.


Ecco perché l'arte e la cultura devono essere indipendenti, soprattutto a livello locale:

Se l’approccio alla gestione culturale nasce dentro i cantieri programmatici in vista delle elezioni, la cultura viene inevitabilmente ridotta a strumento di consenso. I teatri, i musei e la biblioteca di Grosseto appartengono a tutti i cittadini – di destra, di sinistra, di centro e astensionisti. Non possono essere pianificati in base alle scadenze delle urne o alle logiche di partito.

È vero, quattro dirigenze e 28 consiglieri di amministrazione (spesso scelti per vicinanza politica e non per competenze manageriali specifiche nel settore culturale) sono lo specchio di una burocrazia inefficiente. Ma la risposta non è una 'super-governance' centralizzata e guidata dalla politica. La soluzione è lo snellimento tecnico, l'affidamento delle strutture a direttori artistici e manager culturali indipendenti, scelti tramite bandi internazionali e lasciati liberi di lavorare senza il fiato sul collo dell'assessorato di turno.

La cultura crea valore quando è libera, non quando è 'coordinata' dal potere: Il post invoca una 'visione gestionale d'insieme'. 

Occorre fare attenzione, perché il confine tra coordinamento e controllo ideologico è sottilissimo. 

Quando la politica pretende di dare una direzione univoca alla cultura di una città, finisce per appiattirla. Il Cassero, le Mura, il Museo di Storia Naturale devono essere spazi di pensiero critico, libero e autonomo, capaci anche di contestare il potere politico locale, non di assecondarlo.


Ben venga quindi il confronto, ma a una condizione: che il tavolo sulla cultura non sia l'ennesimo scontro tra chi siede sulle poltrone oggi e chi spera di sedercisi domani. 

Parlare di cultura significa parlare di fondi garantiti, di autonomia scientifica dei direttori dei musei, di bandi trasparenti e di apertura ai privati e all'associazionismo fuori dai circuiti dei partiti.


La cultura a Grosseto sarà 'aperta' solo quando le chiavi dei teatri e dei musei saranno in mano agli storici dell'arte, ai registi, agli scienziati e ai manager culturali, e non ai comitati elettorali."

domenica 10 maggio 2026

GLOBALIZZAZIONE UGUALE A GLOBALISMO?

La globalizzazione ancora in atto, che, a ben vedere negli anni ha portato i suoi vantaggi, consentendo un certo benessere, sembra mostrare oggi, alcuni suoi punti deboli.


Questo processo storico e strutturale di crescente interdipendenza economica, politica, sociale e culturale tra le diverse parti del mondo, iniziato nel XVI secolo, sta perdendo oggi alcune delle sue positive peculiarità per mostrarne altre.


Dal punto di vista commerciale, in primis, ha consentito, negli scambi, con l'estensione dei mercati e con la libera circolazione delle merci, di ottenere risultati positivi in termini economici. 

In seconda analisi lo è stato per la cultura. 

L' apertura delle frontiere è stata senza dubbio un propulsore per il turismo, facilitando il flusso della conoscenza di usi costumi e tradizioni culturali differenti. 

L'avvento di internet ha dato poi un'ulteriore spinta, in questo ambito, consentendo la condivisione di contenuti da casa propria.

Dovendo fare oggi un'analisi, riferita a questo momento storico, occorrerebbe fare, però, alcune utili riflessioni.

Intanto potremo dire, riguardo alla categoria economica, che il ricorso esasperato allo strumento dei dazi, fortemente condizionato dalla 'politica di guerra' in atto ha messo in ginocchio molti dei presupposti sopra menzionati. Le scelte politiche dell'UE riguardanti l'approvvigionamento petrolifero, fortemente condizionate dal patto atlantico, stanno portando verso una situazione di insostenibilità per i comsumatori, creando un clima favorevole ai processi speculativi.


Stiamo vedendo come alcuni distretti geografici come lo stretto di Hormuz siano dei punti chiave per lo scambio e il transito della materia prima che muove il mondo e cosa possano rappresentare nel quadro dell'economia globale.



Se esiste di fondo una naturale propensione degli stati a concepire e affermare la propria sovranità, esiste anche una certa malsana spinta verso un globalismo, che non è globalizzazione, ma un'ideologia neoliberista secondo cui il mercato globale deve prevalere sulle politiche nazionali, riducendo le interazioni umane a mere transazioni economiche.

Così la globalizzazione è diventata essa stessa una concezione ideologica liberale atta a legittimare il primato economico e politico dell’Occidente americano nel mondo. Al dominio globale eurocentrico, è subentrato il dominio universale americano che implica l’imposizione a livello mondiale di un unico modello economico, politico e culturale. Il mondo multipolare potrà rappresentare una sfida che generi la fuoriuscita dell’Europa dalla post–storia e dal nichilistico vuoto di senso che affligge oggi la società occidentale?


Allora la domanda sulla quale fermarsi, ma non troppo, perché la risposta verrà immediatamente, è:

Un' evoluzione civile, economica sociale e culturale derivante dal progresso può prescindere da un percorso di cambiamento interiore, spirituale?

La risposta è NO !

La crisi che vediamo nei panorami nazionali, mondiali, globali, è la stessa che stiamo vivendo noi, interiormente. 

Siamo in cima ad un crinale, se vogliamo propizio, per scegliere di cambiare, intanto ammettendo che alcune situazioni, come la pace, che ricerchiamo vivamente all'esterno è uno stato interiore. 

Le cultura orientale, così come la fisica quantistica, ci rimandano questo concetto:  che il dentro e il fuori non esistono, e che sono dimensioni create nell'immaginario dall'uomo.

Tutto invece è interconnesso.

Ed è su questo atteggiamento che possiamo 'lavorare', quotidianamente, per sperare di incarnare quell'Uomo Nuovo capace di vincere sul Mondo e sulle sue istanze più distruttive.

Noi siamo già UNO.

La separazione avviene quando in noi prevale la spinta alla divisione, all'esclusività, al bieco individualismo. Ed è su questo atteggiamento che possiamo 'lavorare', quotidianamente, per sperare di incarnare quell'Uomo Nuovo capace di vincere sul Mondo e sulle sue istanze più distruttive.

Allora alziamo la testa dai nostri soggettivismi per comprendere di fare parte del tutto.

Nello stesso tempo concentriamoci, ciascuno nei nostri ambiti di competenza, con costante umiltà per lavorare a questo cambiamento.

Il cambiamento siamo noi.


mercoledì 8 aprile 2026

UMANITÁ E POLITICA- Un sodalizio per la cura

Grazie a quei medici che oltre ad applicare i protocolli e rispettare le regole deontologiche trovano il tempo per ascoltare le persone.

"Le regole vanno interiorizzare e 'sentite' altrimenti sono carta straccia. La loro osservazione ci mette a posto la coscienza, ma poi nel quotidiano non seguiamo il percorso che ci poeta a farlo".
È ciò che ha affermato il Dr. GIUSEPPE TOMAI ieri nel suo intervento, in occasione della conferenza LE DIMENSIONI DELLA CURA- Dialogo tra corpo mente e anima dentro e fuori l'assistenza sanitaria.

"Siamo tutti bisognosi di ascolto e in primis lo sono gli operatori del settore- ha detto lo psicoterapeuta e formatore. "Costoro devono saper riconoscere le proprie fragilità prima di dedicarsi alla cura degli altri".

La politica in senso cristiano è una delle forme più alte di Carità. Ha ricordato Padre Valerio citando Papa Pio XI nel Discorso alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana.del 18 dicembre 1927. 
Ciò che è stato detto sommessamente - ha dichiarato Fra' Valerio Mauro-  e che io ribadisco ad alta voce, è che la politica non si prende carico delle proprie responsabilità in modo adeguato e delle scelte che dovrebbe fare in ambito sanitario. E che alla fine le competenze tanto sbandierate dal codice deontologico si devono tradurre in un atteggiamento caritatevole.

Occorre prendersi cura anche delle persone che curano- ha affermato il Dr. Marco Torre- dopo aver raccontato il proprio esordio lavorativo nella struttura dell'ospedale del Cuore di Massa. 
Esperienza che ha plasmato molto l'orientamento delle sue scelte mettendogli di fronte all'importanza della relazione umana nella cura delle persone.

La cura andrebbe fatta nei luoghi dove si vive- ha detto Nicola Draoli-
La valenza della riforma che prevede l'istituzione delle Case di Comunità corrisponde in realtà alla necessità di un ritorno a questo valore, oltre che alla necessità di liberare i Pronto Soccorso.
Quello di curarsi là dove si vive, come accadeva prima degli anni '70.
La salute- ha ribadito Draoli- è fatta da determinanti che spesso non hanno nulla a che fare con lo stato morboso del malato. La diagnosi è solo una breve parentesi nella sua storia. Quello che impatta sono una serie di condizioni (tecnologia, le strutture, l'economia, la formazione) così che oggi parlare di sanità ha poco senso. Occorre parlare di sistema socio-sanitario. Il problema sanitario non si può più distaccare da quello sociale.

Il Dr. Bruno Mazzocchi, moderatore dell'incontro, in risposta alle dichiarazioni del presidente dell'ordine dei medici, ha detto che secondo lui i codici deontologici fanno parte di un'epoca passata che mette avanti le responsabilità dei medici e dei professionisti.Bisogna ripensare la deontologia professionale come una "deontologia della salute". Riuscire a creare un codice deontologico dei professionisti della salute.

"Il modo in cui è vissuta la malattia varia da persona a persona. Qui un atteggiamento di ascolto può far entrare in gioco la dimensione religiosa" ha ribadito Padre Valerio. Non vorrei scandalizzare dicendo che la preghiera, pur non mutando l'evoluzione di una malattia, può incidere sull'atteggiamento della persona. E questo può avere delle ripercussioni sulla malattia.
È stato un incontro molto illuminante perché ha messo in luce alcune priorità da osservare riguardanti la cura, la salute ma anche il Sistema Sanitario.
In sostanza è scaturito che :
Un maggiore coinvolgimento nell'opera grandiosa del curare comporta intanto saper sviluppare ed educare ad una serie di atteggiamenti umani di accoglienza, ascolto ed empatia, ma occorre anche denunciare le inadempienze, laddove esistono, per stimolare la politica a farsi carico delle scelte che le competono.


sabato 28 marzo 2026

MINISTERO DELLA PACE

Il 21 marzo scorso, presso la sede dell’ANCE (L’Associazione delle Imprese Edili e Complementari della Provincia di Grosseto), si è svolto un incontro dai contenuti molto interessanti, per la competenza dei relatori e la preziosità delle testimonianze condivise.

Erano presenti, tra gli altri, Don Enzo Capitani per Caritas Diocesana; Juri Nervo in collegamento on-line, per la Fondazione Carità Arti e Mestieri, il Movimento dei Focolari e una nutrita rappresentanza di studenti. 

L’associazione Green Future Center Ets, ispiratrice dell’evento, ha radunato molte persone in rappresentanza di altrettante associazioni che si muovono sul territorio della città e della nostra regione Toscana, con l’aggiunta di un parlamentare fresco di presentazione di un disegno di legge ispirato da un’associazione cittadina. Non è possibile dar conto, in modo esauriente, della decina di interventi che si sono succeduti a un ritmo serrato.

È stato interessante entrare dentro la città e la regione, attraverso le storie che costruiscono le nostre comunità e le persone che le incarnano. I testimoni, che hanno condiviso la loro visione del mondo e della persona, hanno dimostrato che la messa in comunione di esperienze individuali è un’attività necessaria per preparare una comunità ad un nuovo modo di intendere le relazioni, dal livello locale a quello internazionale.

In tutti gli interventi è emersa una chiara urgenza: quella di sviluppare una mentalità nuova, stimolare uno sguardo competente e appassionato allo sviluppo della nostra cultura, innervandola di parole cadute in disuso, una fra tutte: perdono.

La storia di Claudia Francardi,(nella foto) moglie di un appuntato dei carabinieri, morto dopo tredici mesi di coma per dei colpi subiti quindici anni fa dall’allora giovane Matteo, ha testimoniato che il perdono non è una pratica individuale che attiene al segreto della vita interiore, ma appartiene a tutti e può diventare una strada percorribile anche per le istituzioni. 

La riconciliazione della vedova Claudia con la madre del ragazzo che ha commesso il delitto è stata un anticipo di paradiso, come lei stessa l’ha definito, ma allo stesso tempo è diventata un modello che le istituzioni possono raccogliere per prevedere un diverso approccio alla pena del condannato.

Alle due donne, la moglie rimasta vedova e la madre con un figlio all’ergastolo, non è bastata una vita nuova, ma hanno sentito l’esigenza di offrire alla comunità la loro vicenda personale. Istituzioni sagge sanno cogliere questi fermenti e dovrebbero offrire un quadro amministrativo e legislativo plausibile a chi si trova nelle stesse condizioni. Il loro è stato un gesto squilibrato, fuori da ogni calcolo, ma una volta compiuto è stato chiaro che era l’unico disponibile e il più realistico. 

La riconciliazione diventa un gesto simbolico che può illuminare il legislatore mostrandone l’efficacia personale e sociale sul solco della nostra legge che vede la pena in funzione di una ricucitura personale e sociale della ferita causata dal delitto.

Alle istituzioni spetta dunque il compito di favorire in tutti i modi questa mentalità, cercando nel contempo di organizzare la riconciliazione, espandendo questa pratica dalla persona alla comunità.

L’intervento di Laila Simoncelli, avvocata e responsabile del Servizio diritti umani e giustizia e consulente per la rappresentanza alle Nazioni Unite della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha inteso mostrare come la pace debba percorrere quel cammino necessario per permettere a un sentimento di diventare una scelta, un quotidiano lavoro artigianale che necessita di operai e architetti, fuor di metafora, costruttori di pace e politici che sappiano organizzarla. Come la guerra non è una tragedia improvvisa, ma si avvale di risorse e ministeri che la guidano, così la pace chiede di uscire dalle coscienze per diventare un obiettivo praticabile, con risorse organizzate. 

Ecco che un Ministero della Pace non è più un’utopia, ma una scelta necessaria per porre un argine a quella menzogna che fa sembrare ineluttabile la scelta della guerra, relegando il nostro art. 11 nella soffitta delle parole ormai superate dalla realtà. Ripudiare la guerra, ricorda l’avvocato Simoncelli contiene un verbo attivo, che richiede di tradurre in operazioni concrete l’alternativa alla guerra”. Il Ministero della pace è un progetto che è diventato una rotta da seguire; non ci si chiede più se serve, ma come farlo partire. Per questo dobbiamo pretendere che la pace, come la difesa, abbia le risorse per essere promossa e praticata.

(Testo riportato da un articolo di M. Campomori redatto su Rinnovamento inserto del settimanale Toscana Oggi)


venerdì 27 marzo 2026

UNA STRATEGIA A MISURA D'UOMO

Il diversity & inclusion (D&I) management è una pratica organizzativa utilizzata per promuovere la diversità e l’inclusione sul posto di lavoro, ma è anche una sfida culturale- ha detto stamani Marco Torre , Direttore della Asl Tse- che insieme alla manager D.ssa Vittoria Doretti condurranno la neo-nata struttura organizzativa che si affiancherà al management per portare l'azienda in  avanti e in alto nella promozione sociale.


"Questa strategia dovrà entrare nel nostro agire quotidiano- ha dichiarato Torre- e non dovrà rimanere una semplice delibera delle leadership.
L'obiettivo è creare degli spazi dove ognuno possa far sentire la propria voce senza lasciare indietro nessuno"

La D&I comporta l’attuazione di politiche e strategie relative a tutti i processi, da quelli di assunzione, gestione, formazione e altro ancora. Promuove l’equità e l’uguaglianza all’interno delle organizzazioni.
ll successo di ogni azienda, infatti, e la sua capacità di essere competitiva e rilevante nel suo futuro, sono intrinsecamente legati all’abilità della stessa di promuovere comportamenti, decisioni e una cultura intenzionalmente inclusivi.
Occorre porre l’accento proprio sull’intenzionalità che caratterizza tali azioni: l’inclusività è una scelta e richiede alle aziende di intraprendere azioni per creare un ambiente che valorizzi veramente il contributo di ciascuno e che riconosca il profondo valore aggiunto che la diversità porta nel mondo del lavoro.


"Bisogna passare il messaggio- ha dichiarato Vittoria Doretti- che un'azienda è zero violenza, zero discriminazione e ce la metteremo tutta per farlo. Noi non cerchiamo eccellenza ma cerchiamo di fare bene il nostro dovere tutti i giorni"

L’obiettivo, dunque, è quello di portare un’intera organizzazione a essere capace di includere sempre la “diversità”, qualunque essa sia, e di arrivare a una autoconsapevolezza in termini di comprensione della propria cultura e identità, dei propri pregiudizi e stereotipi.
La DE&I Strategy è nata già come concetto a cavallo degli anni sessanta e settanta negli Stati Uniti, ma è con gli anni Dieci del Duemila che il fenomeno cresce a livello globale.

Anche Asl Toscana sud est, dunque, ha tracciato la propria rotta per una sanità inclusiva e di eccellenza, gettando un seme stamani grazie al convegno organizzato all’Auditorium dell’ospedale Misericordia di Grosseto che ha visto la partecipazione di oltre 250 operatori del settore.
È stata un’occasione per confermare il ruolo pionieristico della Asl Tse nel promuovere la cultura valoriale delle differenze come leva di eccellenza assistenziale e di coesione sociale

venerdì 20 febbraio 2026

IL PERDONO È UNA RIVOLUZIONE

L'incontro tra Priamo, re di Troia, e Achille, il più grande guerriero greco, rappresenta il culmine emotivo e la conclusione dell'Iliade di Omero (Libro XXIV). È una delle scene più celebri della letteratura occidentale, in cui il tema della guerra lascia il posto alla compassione, alla pietà e alla comune fragilità umana. 

I punti chiave del loro rapporto e dell'incontro:

• Il contesto: Achille ha ucciso Ettore, figlio di Priamo, per vendicare la morte del suo amato compagno Patroclo. Non pago, Achille trascina il corpo di Ettore con il carro attorno alla tomba di Patroclo per dodici giorni, compiendo uno scempio che viola le tradizioni greche.

La supplica di Priamo: Zeus ordina ad Achille, tramite la madre Teti, di restituire la salma. Priamo, guidato dal dio Ermes, si introduce di notte nell'accampamento nemico e arriva alla tenda di Achille. In un gesto di suprema umiltà, il re anziano si inginocchia, bacia le mani del nemico che ha ucciso i suoi figli e lo supplica di ridargli Ettore, ricordandogli il proprio padre, Peleo.

La commozione di Achille: Priamo dice ad Achille: "Ricordati di tuo padre, o Achille simile agli dei, che è della mia età sulla soglia della vecchiaia". Queste parole spezzano l'ira di Achille. L'eroe greco, vedendo il padre del suo nemico piangere, ricorda a sua volta il padre lontano e il proprio destino di morte, commuovendosi.

L'umanità ritrovata: Achille solleva Priamo, accetta il riscatto e restituisce il corpo di Ettore, garantendo una tregua di dodici giorni per i funerali. I due cenano insieme, condividendo il dolore comune che accomuna tutti gli uomini, al di là delle fazioni.

Significato: L'incontro trasforma Achille da una macchina da guerra spinta dall'ira a un uomo capace di pietà (eleos), riconoscendo in Priamo un padre. 


Questo episodio segna la fine dell'ira di Achille 

l’assenso di Achille alla richiesta di Priamo scalfisce quel rigido codice guerresco che non accorda pietà al vinto.


Una rivoluzione 

Il perdono è una Rivoluzione 

Oggigiorno, l’incontro libero, consensuale, attivo e volontario tra la vittima e l’autore del reato è alla base dei programmi di giustizia riparativa. 

Tra i due si svolge un dialogo, sia diretto, ma anche indiretto: per esempio, la vittima che non sia pronta a confrontarsi con chi l’ha offesa, può incontrare una persona condannata per lo stesso reato. I due sono aiutati da un soggetto terzo qualificato, ossia un mediatore in programmi di giustizia riparativa; una figura esperta, scelta tra quelle iscritte in un apposito elenco tenuto dal Ministero.


(Nell' immagine: Achille riconsegna al padre, Priamo il corpo di Ettore)

lunedì 16 febbraio 2026

LA CURA - AUTENTICA RISPOSTA ALLA SOFFERENZA

Quando ci troviamo davanti ad un malato dovremmo sempre considerare la complessità dei suoi bisogni. Questi non si esauriscono nel dedicarsi all'aspetto fisiologico del malessere.

Ci sono altre dimensioni oltre al corpo che devono necessariamente trovare attenzione da parte degli operatori e da coloro che prendono in carico il malato.

Si parla della sfera psichica e di quella spirituale. 

Una visione della persona nella sua integrale struttura, può agevolare il naturale processo di guarigione.

Ma soprattutto- parlo dei casi di diagnosi che non danno certezze circa la durata della vita, e quindi capaci di alimentare insicurezza e lasciarsi andare al desiderio di "abbandonarla"-  stimolare il malato ad allontanare i suoi stati psicologici negativi.

La legge in questo senso non aiuta

Sul tema del fine vita fin troppo veloci sono stati i tempi di approvazione in Toscana di quella sul suicidio medicalmente assistito.

Da uno studio recente risulta che il 70% di persone nei "tempi ultimi" dichiarano di non essere stati presi in cura e che i loro bisogni spirituali non sono stati considerati.

PRENDERE IN CURA  e non in carico.

PERSONE e non pazienti.

Si dovrebbe fare questo passo ulteriore,  quello linguistico, oltre a quello legislativo (nazionale). Anzi forse questo è il primo passo per affrontare il tema. 

Allora potremo davvero parlare apertamente di morte e non di "fine vita" considerandola anch'essa facente parte naturale della vita.

Anche le istituzioni preposte alle cure sanitarie dovrebbero essere consapevoli che una strategia della loro gestione non potrà prescindere da questi aspetti di integralità e di centralità dell'uomo.

Tra i responsabili operativi del Servizio Sanitario, qualcuno ha dichiarato in una recente intervista 

Più che Azienda ci consideriamo comunità di persone.

Bene mi sembra un buon proposito.

Perché queste dichiarazioni non rimangono semplici slogan, parleremo anche di questo durante l'incontro a più voci dal titolo: LE DIMENSIONI DELLA CURA- Dialogo tra corpo, mente e anima, dentro e fuori l'assistenza sanitaria

Sabato 7 Aprile dalle ore 16.30

Presso l'Auditorium del U.O. Misericordia di Grosseto

Insieme a

Marco Torre - Direttore ASL Sud Est

Paola Pasqualini - Presidente #ordinedeimedicieodontoiatri.

Nicola Draoli - Vice Presidente #OPI

Padre Valerio Mauro - Francescano

Giuseppe Tomai - Psicoterapeuta e formatore.

Introduce: Dr. Bruno Mazzocchi


Antropo-logica-mente 

Emozion-Arti

LA VERA FUNZIONE DELL'ARTE E DELLA CULTURA

"La vera funzione dell'Arte e della cultura è l'orizzonte, non il recinto" Preambolo Appena ieri l'altro si è conclusa...