sabato 28 marzo 2026

MINISTERO DELLA PACE

Il 21 marzo scorso, presso la sede dell’ANCE (L’Associazione delle Imprese Edili e Complementari della Provincia di Grosseto), si è svolto un incontro dai contenuti molto interessanti, per la competenza dei relatori e la preziosità delle testimonianze condivise.

Erano presenti, tra gli altri, Don Enzo Capitani per Caritas Diocesana; Juri Nervo in collegamento on-line, per la Fondazione Carità Arti e Mestieri, il Movimento dei Focolari e una nutrita rappresentanza di studenti. 

L’associazione Green Future Center Ets, ispiratrice dell’evento, ha radunato molte persone in rappresentanza di altrettante associazioni che si muovono sul territorio della città e della nostra regione Toscana, con l’aggiunta di un parlamentare fresco di presentazione di un disegno di legge ispirato da un’associazione cittadina. Non è possibile dar conto, in modo esauriente, della decina di interventi che si sono succeduti a un ritmo serrato.

È stato interessante entrare dentro la città e la regione, attraverso le storie che costruiscono le nostre comunità e le persone che le incarnano. I testimoni, che hanno condiviso la loro visione del mondo e della persona, hanno dimostrato che la messa in comunione di esperienze individuali è un’attività necessaria per preparare una comunità ad un nuovo modo di intendere le relazioni, dal livello locale a quello internazionale.

In tutti gli interventi è emersa una chiara urgenza: quella di sviluppare una mentalità nuova, stimolare uno sguardo competente e appassionato allo sviluppo della nostra cultura, innervandola di parole cadute in disuso, una fra tutte: perdono.

La storia di Claudia Francardi,(nella foto) moglie di un appuntato dei carabinieri, morto dopo tredici mesi di coma per dei colpi subiti quindici anni fa dall’allora giovane Matteo, ha testimoniato che il perdono non è una pratica individuale che attiene al segreto della vita interiore, ma appartiene a tutti e può diventare una strada percorribile anche per le istituzioni. 

La riconciliazione della vedova Claudia con la madre del ragazzo che ha commesso il delitto è stata un anticipo di paradiso, come lei stessa l’ha definito, ma allo stesso tempo è diventata un modello che le istituzioni possono raccogliere per prevedere un diverso approccio alla pena del condannato.

Alle due donne, la moglie rimasta vedova e la madre con un figlio all’ergastolo, non è bastata una vita nuova, ma hanno sentito l’esigenza di offrire alla comunità la loro vicenda personale. Istituzioni sagge sanno cogliere questi fermenti e dovrebbero offrire un quadro amministrativo e legislativo plausibile a chi si trova nelle stesse condizioni. Il loro è stato un gesto squilibrato, fuori da ogni calcolo, ma una volta compiuto è stato chiaro che era l’unico disponibile e il più realistico. 

La riconciliazione diventa un gesto simbolico che può illuminare il legislatore mostrandone l’efficacia personale e sociale sul solco della nostra legge che vede la pena in funzione di una ricucitura personale e sociale della ferita causata dal delitto.

Alle istituzioni spetta dunque il compito di favorire in tutti i modi questa mentalità, cercando nel contempo di organizzare la riconciliazione, espandendo questa pratica dalla persona alla comunità.

L’intervento di Laila Simoncelli, avvocata e responsabile del Servizio diritti umani e giustizia e consulente per la rappresentanza alle Nazioni Unite della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha inteso mostrare come la pace debba percorrere quel cammino necessario per permettere a un sentimento di diventare una scelta, un quotidiano lavoro artigianale che necessita di operai e architetti, fuor di metafora, costruttori di pace e politici che sappiano organizzarla. Come la guerra non è una tragedia improvvisa, ma si avvale di risorse e ministeri che la guidano, così la pace chiede di uscire dalle coscienze per diventare un obiettivo praticabile, con risorse organizzate. 

Ecco che un Ministero della Pace non è più un’utopia, ma una scelta necessaria per porre un argine a quella menzogna che fa sembrare ineluttabile la scelta della guerra, relegando il nostro art. 11 nella soffitta delle parole ormai superate dalla realtà. Ripudiare la guerra, ricorda l’avvocato Simoncelli contiene un verbo attivo, che richiede di tradurre in operazioni concrete l’alternativa alla guerra”. Il Ministero della pace è un progetto che è diventato una rotta da seguire; non ci si chiede più se serve, ma come farlo partire. Per questo dobbiamo pretendere che la pace, come la difesa, abbia le risorse per essere promossa e praticata.

(Testo riportato da un articolo di M. Campomori redatto su Rinnovamento inserto del settimanale Toscana Oggi)


venerdì 27 marzo 2026

UNA STRATEGIA A MISURA D'UOMO

Il diversity & inclusion (D&I) management è una pratica organizzativa utilizzata per promuovere la diversità e l’inclusione sul posto di lavoro, ma è anche una sfida culturale- ha detto stamani Marco Torre , Direttore della Asl Tse- che insieme alla manager D.ssa Vittoria Doretti condurranno la neo-nata struttura organizzativa che si affiancherà al management per portare l'azienda in  avanti e in alto nella promozione sociale.


"Questa strategia dovrà entrare nel nostro agire quotidiano- ha dichiarato Torre- e non dovrà rimanere una semplice delibera delle leadership.
L'obiettivo è creare degli spazi dove ognuno possa far sentire la propria voce senza lasciare indietro nessuno"

La D&I comporta l’attuazione di politiche e strategie relative a tutti i processi, da quelli di assunzione, gestione, formazione e altro ancora. Promuove l’equità e l’uguaglianza all’interno delle organizzazioni.
ll successo di ogni azienda, infatti, e la sua capacità di essere competitiva e rilevante nel suo futuro, sono intrinsecamente legati all’abilità della stessa di promuovere comportamenti, decisioni e una cultura intenzionalmente inclusivi.
Occorre porre l’accento proprio sull’intenzionalità che caratterizza tali azioni: l’inclusività è una scelta e richiede alle aziende di intraprendere azioni per creare un ambiente che valorizzi veramente il contributo di ciascuno e che riconosca il profondo valore aggiunto che la diversità porta nel mondo del lavoro.


"Bisogna passare il messaggio- ha dichiarato Vittoria Doretti- che un'azienda è zero violenza, zero discriminazione e ce la metteremo tutta per farlo. Noi non cerchiamo eccellenza ma cerchiamo di fare bene il nostro dovere tutti i giorni"

L’obiettivo, dunque, è quello di portare un’intera organizzazione a essere capace di includere sempre la “diversità”, qualunque essa sia, e di arrivare a una autoconsapevolezza in termini di comprensione della propria cultura e identità, dei propri pregiudizi e stereotipi.
La DE&I Strategy è nata già come concetto a cavallo degli anni sessanta e settanta negli Stati Uniti, ma è con gli anni Dieci del Duemila che il fenomeno cresce a livello globale.

Anche Asl Toscana sud est, dunque, ha tracciato la propria rotta per una sanità inclusiva e di eccellenza, gettando un seme stamani grazie al convegno organizzato all’Auditorium dell’ospedale Misericordia di Grosseto che ha visto la partecipazione di oltre 250 operatori del settore.
È stata un’occasione per confermare il ruolo pionieristico della Asl Tse nel promuovere la cultura valoriale delle differenze come leva di eccellenza assistenziale e di coesione sociale

venerdì 20 febbraio 2026

IL PERDONO È UNA RIVOLUZIONE

L'incontro tra Priamo, re di Troia, e Achille, il più grande guerriero greco, rappresenta il culmine emotivo e la conclusione dell'Iliade di Omero (Libro XXIV). È una delle scene più celebri della letteratura occidentale, in cui il tema della guerra lascia il posto alla compassione, alla pietà e alla comune fragilità umana. 

I punti chiave del loro rapporto e dell'incontro:

• Il contesto: Achille ha ucciso Ettore, figlio di Priamo, per vendicare la morte del suo amato compagno Patroclo. Non pago, Achille trascina il corpo di Ettore con il carro attorno alla tomba di Patroclo per dodici giorni, compiendo uno scempio che viola le tradizioni greche.

La supplica di Priamo: Zeus ordina ad Achille, tramite la madre Teti, di restituire la salma. Priamo, guidato dal dio Ermes, si introduce di notte nell'accampamento nemico e arriva alla tenda di Achille. In un gesto di suprema umiltà, il re anziano si inginocchia, bacia le mani del nemico che ha ucciso i suoi figli e lo supplica di ridargli Ettore, ricordandogli il proprio padre, Peleo.

La commozione di Achille: Priamo dice ad Achille: "Ricordati di tuo padre, o Achille simile agli dei, che è della mia età sulla soglia della vecchiaia". Queste parole spezzano l'ira di Achille. L'eroe greco, vedendo il padre del suo nemico piangere, ricorda a sua volta il padre lontano e il proprio destino di morte, commuovendosi.

L'umanità ritrovata: Achille solleva Priamo, accetta il riscatto e restituisce il corpo di Ettore, garantendo una tregua di dodici giorni per i funerali. I due cenano insieme, condividendo il dolore comune che accomuna tutti gli uomini, al di là delle fazioni.

Significato: L'incontro trasforma Achille da una macchina da guerra spinta dall'ira a un uomo capace di pietà (eleos), riconoscendo in Priamo un padre. 


Questo episodio segna la fine dell'ira di Achille 

l’assenso di Achille alla richiesta di Priamo scalfisce quel rigido codice guerresco che non accorda pietà al vinto.


Una rivoluzione 

Il perdono è una Rivoluzione 

Oggigiorno, l’incontro libero, consensuale, attivo e volontario tra la vittima e l’autore del reato è alla base dei programmi di giustizia riparativa. 

Tra i due si svolge un dialogo, sia diretto, ma anche indiretto: per esempio, la vittima che non sia pronta a confrontarsi con chi l’ha offesa, può incontrare una persona condannata per lo stesso reato. I due sono aiutati da un soggetto terzo qualificato, ossia un mediatore in programmi di giustizia riparativa; una figura esperta, scelta tra quelle iscritte in un apposito elenco tenuto dal Ministero.


(Nell' immagine: Achille riconsegna al padre, Priamo il corpo di Ettore)

lunedì 16 febbraio 2026

LA CURA - AUTENTICA RISPOSTA ALLA SOFFERENZA

Quando ci troviamo davanti ad un malato dovremmo sempre considerare la complessità dei suoi bisogni. Questi non si esauriscono nel dedicarsi all'aspetto fisiologico del malessere.

Ci sono altre dimensioni oltre al corpo che devono necessariamente trovare attenzione da parte degli operatori e da coloro che prendono in carico il malato.

Si parla della sfera psichica e di quella spirituale. 

Una visione della persona nella sua integrale struttura, può agevolare il naturale processo di guarigione.

Ma soprattutto- parlo dei casi di diagnosi che non danno certezze circa la durata della vita, e quindi capaci di alimentare insicurezza e lasciarsi andare al desiderio di "abbandonarla"-  stimolare il malato ad allontanare i suoi stati psicologici negativi.

La legge in questo senso non aiuta

Sul tema del fine vita fin troppo veloci sono stati i tempi di approvazione in Toscana di quella sul suicidio medicalmente assistito.

Da uno studio recente risulta che il 70% di persone nei "tempi ultimi" dichiarano di non essere stati presi in cura e che i loro bisogni spirituali non sono stati considerati.

PRENDERE IN CURA  e non in carico.

PERSONE e non pazienti.

Si dovrebbe fare questo passo ulteriore,  quello linguistico, oltre a quello legislativo (nazionale). Anzi forse questo è il primo passo per affrontare il tema. 

Allora potremo davvero parlare apertamente di morte e non di "fine vita" considerandola anch'essa facente parte naturale della vita.

Anche le istituzioni preposte alle cure sanitarie dovrebbero essere consapevoli che una strategia della loro gestione non potrà prescindere da questi aspetti di integralità e di centralità dell'uomo.

Tra i responsabili operativi del Servizio Sanitario, qualcuno ha dichiarato in una recente intervista 

Più che Azienda ci consideriamo comunità di persone.

Bene mi sembra un buon proposito.

Perché queste dichiarazioni non rimangono semplici slogan, parleremo anche di questo durante l'incontro a più voci dal titolo: LE DIMENSIONI DELLA CURA- Dialogo tra corpo, mente e anima, dentro e fuori l'assistenza sanitaria

Sabato 7 Aprile dalle ore 16.30

Presso l'Auditorium del U.O. Misericordia di Grosseto

Insieme a

Marco Torre - Direttore ASL Sud Est

Paola Pasqualini - Presidente #ordinedeimedicieodontoiatri.

Nicola Draoli - Vice Presidente #OPI

Padre Valerio Mauro - Francescano

Giuseppe Tomai - Psicoterapeuta e formatore.

Introduce: Dr. Bruno Mazzocchi


Antropo-logica-mente 

Emozion-Arti

giovedì 6 novembre 2025

LA RICERCA DI CRISTO - UN ESODO CONTINUO

Questo contributo è il risultato di un interessante incontro tenuto on-line da alcune figure rappresentative della Chiesa e organizzato con lo scopo di far riflettere sullo stato di crisi del Cristianesimo.

Ciascuno degli invitati ha una suo specifico ruolo nell'ambito dell'attività di cui si occupa.
Un sacerdote inpegnato nella  realtà parrochiale, una suora, laureata in Teologia, con un esperienza nella propria  congregazione e poi destinata ad una struttura comunitaria, e un prete secolare, cappellano presso una sede universitaria.

Cosa hanno in comune queste persone oltre al ruolo che svolgono.
Tutti e tre hanno sicuramente in comune il dato di aver fatto la scelta di servire il Vangelo. E fin qui tutto intuibile.
Ma,  quello che li unisce, è soprattutto il fatto di aver incontrato, ad un certo punto del loro cammino, Marco Guzzi, poeta, filosofo, ideatore dal 1999 dei Gruppi Darsi Pace.
Questo incontro e la frequentazione dei 'Gruppi'- veri e propri laboratori di crescita spirituale- ha dato loro la possibilità di scoprire nuovi orizzonti. In generale, riguardo al modo di vivere la loro fede.
In particolare ha consentito loro di entrare più in profondità nel senso delle Scritture. Di comprendere meglio la liturgia e i sacramenti:  andare oltre l'esteriorità e la ripetitività rituale del gesto. Tutto questo con il risultato di aver acquisito nel tempo un nuovo slancio anche nei propri ambiti di attività e nelle relazioni con gli altri.

Padre Massimiliano Villani nel confermare la sua vena di eterno ricercatore, a proposito di approccio alle Scritture, ha sperimentato che un certo modo, acquisito nella tradizione, di leggere la Parola spesso può sollecitare esclusivamente la nostra parte mentale con il risultato di suscitare riflessioni che orbitano solo dentro quella sfera. E non operare, quindi, in noi un'autentica trasformazione.

Non dovremmo essere noi ad entrare nella Parola- dice il prete- ma e la Parola che deve entrare nel nostro cuore.
Da qui nasce la necessita e il desiderio di trovare nuove forme di lettura dei sacri testi -Lectio Divina-, un differente approccio, come lui stesso ha iniziato a sperimentare nella propria realtà parrocchiale di Scandicci.

Per Suor Chiara Cioli, Darsi Pace è stato un incontro benefico sbloccante- dice, -che sta cambiando la percezione che ho di me stessa, degli altri, della storia. Prima davo per scontate tante cose. Questo sblocco ha creato in me le condizioni interiori per poter avviare un' autentica iniziazione. Come un  continuo esodo che mi porta ad abbandonare le mie pre-comprensioni dettate spesso dal mio ego spirituale, per entrare in un territorio nuovo con nuove energie rinnovabili.
Bellissime queste immagini che ci riferisce Chiara.
Anche riguardo alla scoperta da parte sua della pratica meditativa come possibilità ulteriore di avvicinarsi alla Parola. Entrare più in profondità, sapere ascoltare il proprio respiro in quello spazio silenzioso di attesa- dice Chiara- mi ha aiutato a comprendere come l'obbedienza con l'ascolto profondo nella mia realtà, parlo di quella comunitaria, può tradursi in una fioritura e in una crescita e non essere puro asservimento.

Padre Mimmo Repice, il terzo ospite, ci rivela che per lui l'incontro è avvenuto attraverso la lettura di un libro che ha fatto vibrare le sue intuizioni da sempre presenti nel suo cuore. Ed è stata come aver trovato la chiave di volta. Non è stato un colpo di fulmine ma una graduale e consapevole presa di coscienza di dover mettere ordine a quelle sue tante convinzioni.


Questo video è davvero formidabile. Un'autentica  testimonianza, di come una ordinaria vita di routine svolta dentro la Chiesa possa essere arricchita non solo di contenuti dottrinali, ma avere il beneficio di un ulteriore e gioioso vigore e un rinnovato slancio nella quotidiana vita di relazione dove tutto si veste della luce di chi camminando nella fede cerca sempre il volto di Gesù Cristo.
Una testimonianza da condividere con tutti gli operatori che orbitano dentro ed intorno la Chiesa per suggerire loro spunti interessanti di sviluppo e di messa in pratica della Nuova Evangelizzazione di cui si parla oramai da anni. 
Qui sotto il link al video integrale dell'incontro.

https://www.youtube.com/live/5iLmCrlA3Bc?si=8g1NtICrI8JCgnci


lunedì 27 ottobre 2025

LA MEMORIA DEL CUORE È VINCENTE

Penso che la memoria sia la dimensione antropologica fondamentale per non dire cruciale della vita.

La memoria è uno scrigno prezioso capace di custodire importanti ed interessanti contenuti come le idee, gli incontri determinanti per un lavoro, o per la vita sentimentale, oppure immagini di cari familiari passati nell'altrove, etc.

Ma soprattutto, direi, sono le emozioni, legate a quei ricordi, registrati dentro di noi come in un archivio segreto, ad assumere il valore di tesoro e di sacro.
Può accadere, però,
che questo tesoro, per motivi imperscrutabili, rimanga sepolto con il rischio di non affiorare più.
La causa ? Un agente esterno che giunge in modo inaspettato a vanificare la potenzialità del ricordo e la purezza di un amore di gioventù.

È quello che accade in questa meravigliosa storia, raccontata da Dianora Tinti in modo avvincente e con uno stile accattivante, dove anche la descrizione minuziosa dei paesaggi, luoghi molto cari all'autrice, sembra modellare le geografie interiori dei personaggi.
Grande infatti è la capacità sapiente della scrittrice nell'uso dei linguaggi nei dialoghi, ma soprattutto l'abilità di esprimere contenuti intimistici e nel descrivere la psicologia e i sentimenti delle 'figure' ivi presenti.
Tra questi, la protagonista.

Laura, dipendente di una casa editrice, si trova ad affrontare il vuoto di un oblio a causa dei postumi di un incidente stradale. La conseguente perdita della memoria, di alcuni cruciali ricordi e delle emozioni ad essi legati alza un muro impenetrabile davanti a lei, dal quale solo sporadicamente cominceranno ad affiorare alcune immagini eloquenti. Questo avviene in occasione della lettura di una bozza di un manoscritto affidatole per la correzione dal suo editor.

La trama del manoscritto, piano piano, comincia a rilasciare  fotogrammi di vita vissuta che la protagonista  ora ripercorre con rinnovato trasporto emotivo rimodellando il presente e riaprendo nuovi varchi nella sua coscienza.
Il tempo mostra adesso una sua nuova fisionomia.
Ecco che la memoria, rievocando esperienze propizie, ma anche cruciali, diventa come una sorella della sua guarigione.

Storia di un manoscritto, è un bel romanzo, scritto con il cuore, scorrevole nella lettura e carico di suspense, dove si scorge e si ammette anche, tra le righe, la presenza di una forza invisibile, incontenibile, che governa e guida le scelte dell'uomo mandando segnali inequivocabili. Quella dell'amore.
La presenza di un bene superiore, evidenza è prova di un collegamento tra tutte le cose.
Di un'energia creativa capace di ricomporre quanto apparentemente separato dal destino. 

lunedì 13 ottobre 2025

COSA FARÒ DA PICCOLO

 


Riflessioni sulla spontaneità, la crescita e il valore di restare autentici

La spontaneità dei bambini

Avete mai notato la spontaneità dei bambini?

Quel modo unico e disarmante di esprimersi, di ridere, piangere, stupirsi, senza filtri né maschere. È forse una delle qualità più pure dell’essere umano: la libertà di essere sé stessi, senza preoccuparsi del giudizio altrui.

Parlo naturalmente di quell’età magica in cui non esistono ancora condizionamenti, in cui il mondo è un terreno da esplorare e la fantasia è la chiave di ogni porta.

Oggi, però, quella fase sembra durare sempre meno. Se un tempo si poteva dire che l’infanzia “autentica” arrivasse fino ai tre anni, ora, forse, si ferma ancora prima.


Un’infanzia che si accorcia

Il motivo? Probabilmente l’evoluzione accelerata dei costumi, spinta dal progresso culturale e tecnologico.

Viviamo immersi in un flusso continuo di stimoli, immagini, messaggi e suoni che raggiungono anche i più piccoli.

La “società dei consumi”, con la sua comunicazione sempre più martellante e intrusiva, penetra fino al centro della nostra psiche, trasformando lentamente il modo in cui percepiamo noi stessi e il mondo.

E così, quell’innocenza originaria, quella spontaneità naturale dei bambini, rischia di essere soffocata troppo presto.

Forse dovremmo imparare da loro prima che imparino da noi: ricordare com’è vivere senza sovrastrutture, senza il bisogno di apparire, con la semplice gioia di essere.


Ritrovare la spontaneità perduta

Forse crescere non significa soltanto imparare, ma anche ricordare.

Ricordare chi eravamo quando tutto era nuovo, quando la meraviglia non aveva bisogno di un motivo, e ogni giorno era un piccolo viaggio nel possibile.

Da adulti, ci vestiamo di ruoli, doveri, apparenze. Ci dimentichiamo del piacere di dire “non lo so”, del coraggio di fare domande semplici, di sbagliare senza paura.

Eppure, in quella leggerezza infantile c’è una forza immensa: la forza dell’autenticità.


Essere autentici oggi è quasi un atto rivoluzionario.

Significa scegliere di non farsi trascinare dal rumore del mondo, di ascoltare la propria voce anche quando sussurra piano.

Significa educare i bambini – ma anche noi stessi – a restare curiosi, a custodire lo stupore, a guardare con occhi puliti ciò che tutti danno per scontato.

Forse, la vera sfida non è crescere in fretta, ma imparare a non smettere mai di essere piccoli dentro.

Non nell’ingenuità, ma nella capacità di meravigliarsi, di commuoversi, di vivere ogni emozione come fosse la prima.

Ogni volta che ci concediamo di ridere senza motivo, di sognare a occhi aperti, di ascoltare davvero un bambino, stiamo recuperando un frammento di quella verità originaria che avevamo dimenticato.


Perché la spontaneità non si perde del tutto: resta dentro di noi, silenziosa, in attesa di essere riscoperta.

E forse, il senso più profondo del nostro cammino è proprio questo: diventare adulti senza smettere di essere bambini.


Continuare a stupirsi

Ogni giorno possiamo scegliere se vivere in difesa o in apertura.

Possiamo lasciarci imprigionare dall’abitudine, oppure accogliere il mondo con la stessa curiosità di un bambino che vede la pioggia per la prima volta.

Essere grandi non significa rinunciare alla meraviglia.

Significa imparare a custodirla, a proteggerla dentro di noi come una piccola fiamma che illumina anche nei momenti bui.

E allora, quando qualcuno ci chiederà cosa vogliamo fare “da grandi”, potremo sorridere e rispondere con semplicità:


> «Voglio continuare a stupirmi, come quando ero piccolo.»

MINISTERO DELLA PACE

Il 21 marzo scorso, presso la sede dell’ANCE (L’Associazione delle Imprese Edili e Complementari della Provincia di Grosseto), si è svolto u...