venerdì 7 maggio 2021

INFOSFERA HABITAT DELLA POST MODERNITA'

Il sistema informativo è sempre più compatto. Un monolinguismo nell'offerta che fa paura. . Il pensiero critico, questo sconosciuto, che volesse porre delle domande anche di poco fuori dagli schemi di ciò che è lecito chiedere, sembra sparito o molto raro. Molto spazio è dato all' argomento pandemia. Una monotematicitá che sembra assorbire tutto alimentando false polemiche montate ad arte riguardo a temi ricorrenti ad esempio al "coprifuoco", alle mascherine, ai vari prodotti vaccinali, se fanno bene agli over 60, gli effetti collaterali. In tal modo il sistema è capace di organizzare come un teatro tutte queste piece per distrarre da quelle che sono le problematiche reali. Ultimamente hanno scomodato anche fiaba di Biancaneve. . La vita civile della nostra società liberista sta collassando riducendo i suoi cittadini a numeri, a flussi di informazione guidati dalle intelligenze artificiali che alla fine condizionano i nostri comportamenti fino all' automatismo. Parliamo di questo per rimanere svegli ed attenti e poter pensare ad un'informazione meno condizionante e più libera, ad una fonte autonoma ed indipendente, ad una tv non monologante che sappia coniugare e mettere in campo i veri problemi. Per non parlare del contesto politico e della pretestuositá degli interventi legislativi, proposti in un momento nel quale si vuole, creando opposte fazioni, distogliere l' attenzione dagli scenari distopici, oggettivamente spaventosi, allontanare l'attenzione dalla gravità del dopo crisi, alimentando ancora una volta l'illusione del "confronto democratico".

domenica 18 aprile 2021

IL CORAGGIO DI RISORGERE

Nella memoria spirituale poter ripercorrere quel momento, camminare lungo quella strada, per rivivere le situazioni nelle quali hai incrociato un Suo sguardo. Le occasioni in cui ascoltando parole profonde qualcosa ha vibrato dentro di te. E lì, con la pace nel cuore e con un grande desiderio di testimoniare la certezza della vita che torna, sentire un fuoco interiore e nello stesso tempo la difficoltà a comunicarlo, non sapere come fare a dirlo senza essere scambiati per pazzi. 

I.

Si può tornare a vivere ? Si può tornare ad amare ? Sentirlo parlare, e vederlo spezzare il pane per sentire la vita scorrermi di nuovo dentro le vene ! Non è una storia ! Ancora oggi si può sentire il suo respiro e la paura di ri-cominciare a vivere. Si può essere sconvolti dalla paura di vedere un fantasma, di poter volere ancora bene, sconvolti da quella spinta che ci chiede di rileggere tutto, di rimettersi in discussione, sconvolti di ritrovarsi a credere in un amore dato per morto. 

 II.

È vero ! Una vita che si ricompone può essere dolorosa. Spesso chi resta solo, chi fa i conti con la morte di un amore, ha paura di tornare a vivere. Invece a farsi risorgere ci vuole coraggio. È come esporsi un’altra volta alla vita ma senza ingenuità, è come compromettersi partendo da un fallimento. Occorre invece non dimenticare le proprie ferite, anzi pensando ad esse si può avere più coraggio. Le Sue ferite, quel suo modo di morire, quel Suo modo di attraversare la croce è come se avesse trasformato la morte in una porta, in un parto di donna, doloroso e bellissimo. A volte ci devo tornare a quei tagli, a quel sangue, a quella carne massacrata, a Lui che mi cammina incontro e mi mostra le ferite e io in quel momento, non ho dubbi che lui sia vivo, che Lui sia Lui, che Lui danzi adesso con me dentro alle mie ferite. Ogni volta che mi siedo a tavola intimamente lo spero, come se mi nutrissi del desiderio di averlo accanto. Come se la sua domanda “avete qualcosa da mangiare?” non fosse solo un ricordo e nemmeno una speranza ma una presenza, io sento che anche lui mi desidera.
 III.

Non ho più letto la Bibbia come prima sapete? Quelle parole mi danno coraggio per confidarmi. Da quando lui si è arrampicato su quella croce, da quel suo coraggio, da quella sua Pasqua, io, da allora, vi assicuro… è come se i rotoli si fossero trasformati, sono diventati una specie di agguato. Leggo, entro, e mi sento osservato. Sento il suo respiro dietro ogni versetto. Prima mandavo a memoria, prima tentavo di credere, prima provavo a convincere, invece ora sento che Lui è lì, vivo e mi aspetta. Non è un’illusione, sono sicuro. 
Mentre leggo, Lui mi tende agguati dolcissimi o dolorosi. Può bastare un versetto, una parola, uno spazio di silenzio tra due suoni, un niente e io lo sento, me lo sento addosso, me lo sento dentro, Lui, vivo, risorto, presente. 
Ho compreso nel profondo che la Bibbia è un invito non solo a capire la Scrittura, ma a comprendere Lui e a lasciarsi "prendere" . 
Da quando è avvenuto l'incontro, su quella, strada, per me, la Bibbia è diventata un labirinto dove ci sono due amanti che si cercano e a volte si trovano. Ora sento che mi cammina dentro e mi riporta alla vita. Mi abita dentro Abita le parole di chi mi sta perdonando. Solo chi arriva a sperare la morte come soluzione estrema può capire cosa significa essere guardati con misericordia. 
Non servono tante parole, ci sono sguardi che risorgono. 
Esistono. Esistono e sono Lui. 
(Spunti liberamente tratti da Alessandro Dehò ) 👇👇👇 https://alessandrodeho.com/2021/04/14/e-tu-luca-2435-48-terza-domenica-di-pasqua/

giovedì 8 aprile 2021

ENTRARE NEL SEPOLCRO

Ogni esperienza di dolore che viviamo è un'occasione di crescita spirituale che ci avvicina alla nostra autentica essenza. Entrare in quella dimensione è un po' come varcare la soglia di un sepolcro. 

I.

La strada che vi conduce è un deserto. Un vento asciutto e carico di sabbia ci costringe a tenere gli occhi chiusi e a guardare appena dentro, mentre il nostro passo, incerto, indugiando affonda. Senza occasione di riparo avverti di essere entrato in una prova dove tutto il tuo corpo ne è coinvolto. 

Nel deserto tutto scolorisce e perde valore. Riferimenti cartesiani, direzione e misure decadono per lasciare spazio ad un orizzonte indefinito. In questa nuova "economia", dove ogni bagaglio che avevi come inutile zavorra diventa un peso, lasci andare le tue difese ed ogni sistema di protezione per giungere ad una condizione di essenzialità. 

Quando fuori tutto è uguale, e tutto intorno a te, la patina di un grigio sipario copre la scena, sei costretto a ri-volgere lo sguardo per scoprire ad ogni passo chi sei veramente. E, in un incedere lento, inizia un viaggio interiore verso le radici della tua vera essenza che ti porta a scoprire quel dolore e la sua origine profonda. 

II. 

Scoprire la ferita primordiale vuol dire comprendere dove è accaduta l'esperienza del mancato amore per andarla a soccorrere adesso. La coscienza risvegliata soccorre senza limiti di tempo e di spazio. Possiamo guarire in un' altra, unica dimensione, quella dell' amore. 

Nell' economia dell'amore ogni attimo è quello giusto per andare a coprire una mancanza e, quando questo avviene, puoi avere la sensazione di non essere mai stato solo su quella strada, anche se guardando indietro vedi solo le impronte di due piedi. 

Quel bambino ferito ora ha la possibilità di essere curato. E il momento di soccorrerlo, di dedicargli più attenzione. E quella cura amorevole, rigenerandoti qui ed ora, cambia anche i tuoi rapporti con gli altri, ottenendo una trasformazione, una guarigione del mondo. 

III. 

Il dolore da fuori genera sguardi di cauto distacco misto a falsa pietà, entrambi figli della paura. Bisogna entrarvi in punta di piedi. Meglio sarebbe lasciare parlare il silenzio. 

Differentemente, chi lo vive in prima persona impara a volergli bene e ad attraversarlo, e mai evitarlo. Se, nello spirito di comunione dei beni del mondo, di ogni cosa creata non dovremo sentirci proprietari, questo non accade per il dolore. Il dolore è l' unica cosa che davvero ci appartiene, l' unica esperienza della quale sentirci gelosi proprietari per entrare con esso in quella "confidenza" che davvero ci guarisce.

Comprendi che il tuo sepolcro, e il sepolcro del mondo sono la stessa cosa. Il luogo dove ll tuo orgoglio muore, il momento dove il tuo io si spegne, è il tempo dove l' uomo vecchio, ha lasciato, piegate, le bende, il "sudario" di ogni suo impulso di autoaffermazione. 

Allora la pietra spalancata sul nuovo orizzonte aprirà a noi nuovi panorami e dentro e fuori spirerá il vento di ri-nascita dell'uomo Nuovo.

domenica 4 aprile 2021

L' ALBA DELLA RIVOLUZIONE

Bisognerebbe riappropriarci del termine Rivoluzione. Mentre ultimamente, e mi riferisco agli ultimi decenni questa parola sembra essere entrata in disuso.
 
I.
I politici, vecchi e nuovi, parlano di "movimento", "mutamento", oppure genericamente di riforme, usando il termine 'rivoluzione' al passato. Il nuovo popolo della rete lo usa per designare un passaggio interno allo sviluppo della tecnologia e della comunicazione, contraddicendone il significato più vero di rivoluzione come rottura. Il mito della rivoluzione è concluso ? 
Ma l' Europa, l' Occidente, sono nati e cresciuti come "rivoluzione permanente", cioè come capacità di progettare una società alternativa, un futuro diverso. Ma è davvero precluso il pensiero rivoluzionario ? Lo possiamo ancora ammettere e rivalutare assumendolo nelle nostre strategie al cambiamento ? 

II. 
Io credo che esiste ancora una possibilità concreta per ri-animare un impulso, che come un fuoco sotto la cenere, si sta facendo sempre più evidente, come una libera iniziativa da parte di molti giovani che hanno preso coscienza dell' insostenibilità del tempo che stiamo vivendo.
Un fremito che nasce da un profondo sentimento di malcontento verso un sistema economico che continua ad avere come presupposti lo sfruttamento delle classi sociali più deboli ed un consumismo più esasperato. 
Una cultura mortifera che continua a riprodurre stereotipi sganciati da ogni impulso creativo, ed un' Arte ridotta a canoni estetici discutibili. 
Una scuola che sembra andare verso una deriva educativa, anche a causa degli ipnotici richiami della "sirena tecnologica" sempre più presente nella didattica. 


Una classe dirigente incapace di tradurre i propri programmi in scelte sostenibili che possano rilanciare davvero l' economia, farsi carico delle famiglie più deboli, sostenere le aziende in crisi. 

III.
Questi scenari hanno smosso gli animi dei più ferventi facendo nascere gruppi come movimenti di pensiero. Laboratori nei quali dare ossigeno a quei carboni presenti sotto la cenere. Uno di questi laboratori è l' Indispensabile- Movimento Rivoluzionario. Un gruppo etereogeneo di giovani, studenti e giovani lavoratori, che dal 2018 propone e lavora per un cambiamento radicale della politica, dell' economia, della cultura e della mentalità umana dominante. Nella loro sincerità e tenacia spicca, appunto, una grande forza di volontà ed un marcato senso rivoluzionario. 
Sono nati come espressione giovanile e come naturale sviluppo dai gruppi Darsi Pace di Marco Guzzi. Il loro è un progetto volto a dare voce e corpo all’esigenza di una rigenerazione radicale della società che parta e si alimenti da una nuova modalità di essere umani. Farsi nel contempo portavoci di un pensiero che curi e risani la terra, così come il cuore e le menti degli esseri umani, di una creatività che espanda la consapevolezza, donando un senso reale della nostra presenza di uomini incarnato sulla terra. Fare emergere in tutti il bisogno di un’economia più giusta, relazioni più vere, una politica più entusiasmante, un’istruzione più illuminata, aspirazioni più radicali e alte.

La rivoluzione da loro prospettata si compie così in questa sua nuova figurazione attraverso un lento processo dove i traguardi raggiunti diventano trampolini per ulteriori acquisizioni. 
D' altra parte come la "rivoluzione" in cosmologia è un moto attraverso il quale il pianeta compie il tragitto più ampio, abbracciando nella sua orbita spazi molto vasti, anche in questa rivoluzione, in questo cambiamento, si intende ricomprendere ogni contenuto, qualsiasi settore e categoria del vivere umano.
Dobbiamo ringraziare questi giovani, questi pionieri della nuova alba rivoluzionaria, di questa nuova rivoluzione che ha come presupposto non più l'insostenibile estremismo delle barricate ma la creatività travolgente del pensiero di giovani menti. https://m.facebook.com/lindispensabile.movimento/

sabato 27 marzo 2021

ABBATTERE I MURI INTERIORI


Nelle dinamiche relazionali e sociali, possiamo sempre notare la presenza di una doppia tendenza nell'uomo che rivela una certa ambiguità. Da un lato una pulsione come desiderio di libertà, per l'avventura, i viaggi, sete di conoscenza, socialità in genere. Dall' altro una spinta alla chiusura, come ad evitare una libertà, che comporta comunque responsabilità, per contrabbandarla con la propria sicurezza. 

I.

L' uomo si è da sempre dovuto confrontare con questi due atteggiamenti. Prima del Covid un diverso approccio al grande problema dell' immigrazione, ci ha mostrato posizioni di chiusura verso lo straniero, che potremo indicare come più sovraniste, confrontarsi con altre più aperte e più tolleranti. Le prime vedevano lo straniero come un intruso, un diverso e quindi una minaccia alla sicurezza. Le seconde in un'ottica di necessità di integrazione e di fratellanza mostravano il desiderio di rompere davvero quei confini aperti già dal processo di globalizzazione in corso. 

II.

Ma, a ben vedere, le barriere geopolitiche che nelle buone intenzioni dei governi sembrano voler cadere, non sono le uniche. Esiste anche un "sovranismo" psicologico che trova fondamento e verità nelle inclinazioni innate che l'uomo fin dai tempi dei tempi cova dentro di sé. L' essere umano è sempre stato tendenzialmente timoroso della propria incolumità e quindi propenso a costruirsi sistemi di difesa e confini di protezione. Il sopraggiungere dell' epidemia, ancora oggi drammaticamente presente, sta accentuando e riattivando la tendenza a costruire questi "muri". Si sono aperti scenari nei quali anche gli amici, i familiari o le persone più vicine possono potenzialmente rappresentare un pericolo. Merito di un nemico intruso, invisibile, presente in ogni luogo che mette sotto scacco ogni sistema difensivo più organizzato. 

III

Il distanziamento sociale, necessario provvedimento di disciplina, ha in tal modo portato al consolidamento dei confini, alla chiusura al posto dell'apertura, alla scissione piuttosto che all'integrazione. Le misure di sicurezza estreme imposte hanno compresso ulteriormente le libertà individuali. Qui qualcuno ha visto lo spettro di una minaccia totalitaria di un nuovo potere fondato sul controllo biopolitico della vita. Ma sarà davvero così? Io credo che dovremo leggere e soprattutto imparare da questa lezione (quella della pandemia). Intanto che la libertà a cui ci riferiamo, quella che riteniamo di aver perso con le restrizioni non deve avere quel carattere vacuo ed ideologico come sembra invece venire intesa. Talvolta come una proprietà individuale, una cifra arbitraria per fare ciò che è nel nostro tornaconto. Nella rinuncia al suo esercizio non è in gioco un nostro sacrificio, né una vocazione alla penitenza, ma l'idea profonda che nessuno si può salvare da solo. Ecco che la chiave di interpretazione della libertà sembra presentarsi davanti a noi nell'unica parola : "solidarietà". Senza la parola "carità" 《...》e senza la parola amore, diceva Pasolini le parole "fede" e "speranza" restano parole informi e cieche. Ne viene che il fondamento di ogni relazione civile sono le parole "accoglienza" " ospitalita", "fratellanza". Queste riflessioni che mettono a fuoco la stretta relazione esistente tra la dimensione psichica e quella antropo-sociologica del mondo dimostrano anche che si può contribuire al cambiamento sociale economico e politico partendo dal cambiamento interiore. Sono anche convinzioni che costituiscono la base teorica di un grande lavoro che da più di venti anni a questa parte sta facendo il movimento Darsi Pace . Un movimento creato da Marco Guzzi , nato come laboratorio di trasformazione interiore che coinvolge molti iscritti/praticanti nel lavoro di preparazione, studio per un cambiamento interiore e del mondo. Abbattere i muri interiori per abbattere i muri esteriori. 

"PAZIENTI" NELL' ASCOLTO

Quando la medicina era anche rapporto familiare con il proprio medico era l'udito il senso maggiormente coinvolto. L' ascolto del suono di ritorno di alcuni colpetti dati con le dita sulla gabbia toracica rivelava cos'è che non andava. 

I.

In seguito, ed ora, in modo ancora più accentuato nell'epoca post-Covid, sono le immagini, e quindi l' occhio, l'organo che prende il sopravvento, aiutato da strumenti sempre più precisi che anche a distanza colgono dimensioni millimetriche di un "ospite sgradito" talora allarmando immotivatamente. Accade che il medico prescrive il farmaco per telefono non auscultandoti, ma, talvolta solo ascoltandoti attraverso una cornetta, o meglio dire una rete telefonica. Il rapporto diventa sempre più distaccato, direi "etereo". Come dobbiamo leggere questo distanziamento che qui, a differenza di quello sociale volto a prevenire il contagio, ci allontana da chi è preposto a curarci. Forse ci richiama e ci invita ad una maggiore attenzione, ad una "gestione" più autonoma della nostra salute. Una sorta di ascolto accogliente del proprio corpo e delle proprie cellule per capire se ne stiamo ab-usando per ricondurci ad una sensibilità che ci appartiene. Chi più di noi può con un' attenta autosservazione percepire i propri stati di malessere. 

II.

Spesso invece dal primo contatto col medico si avvia un percorso standard di indagine, consultazione, classificazione, che coinvolge più specialisti, per ottenere una diagnosi. Ogni operatore coinvolto si pre-occupa, per le proprie competenze, dell'organo interessato come se fosse slegato da tutte gli altri e dal resto delle funzioni organiche. Un giorno non saremo più noi a dover parlare per descrivere i sintomi a qualcun altro, ma saranno loro stessi a darci i suggerimenti giusti. Indicazioni a metà tra risoluzione cosciente ed intuizione. Quanto é innato in noi emergerà sempre di più facendoci percepire la stretta connessione tra corpo, mente e spirito. Quando conosceremo la corrispondenza di ciascun organo ad un preciso sentimento di bassa energia ne avvertiremo la suscettibilità e comprenderemo che quando subiamo un forte stress e non riusciamo a smaltirlo, tutto il carico di quell'emozione potrebbe andare a gravare sull'organo per generare vere e proprie patologie fisiologiche. 

III.

Esiste un collegamento sottile tra i sentimenti di rabbia, di paura, di odio e l'organo corrispondente che può aiutarci con un attento e PAZIENTE ASCOLTO a scoprire la nostra ferita primordiale e in un atteggiamento accogliente e benevolo contribuire alla sua guarigione. 

domenica 14 marzo 2021

OMEOPATIA DELLA SALVEZZA


Tutti noi cristiani in cammino sentiamo una forte attrattiva per Gesù Cristo, ma esprimiamo a volte, come Nicodemo, una fede solo a livello intimistico e mai rivolta all 'esterno. Non tendiamo ad esporci in pieno, schierandoci apertamente per diventarne autentici testimoni. Una condizione, questa, che non realizza la pienezza delle indicazioni di Gesù Cristo. La superficialità insita in questo comportamento ci porta a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto e a lamentarci anche quando le cose vanno bene.

I.
Quando ci capita davvero qualcosa di brutto, ci fissiamo su questo avvenimento. Ma anche quando le cose ci vanno bene troviamo modo o motivo per lamentarci. È un atteggiamento distruttivo che non ci porta niente di buono. Quando un bel giorno arrivano i serpenti a mordere molti di noi, ecco che cadiamo avvelenati. È come uno scossone che ci libera dal nostro torpore. È lo è stato veramente per tutti noi con l'avvio dell' epidemia da un anno a questa parte.

II. 
Mosé riceve da Dio le indicazioni per combattere i loro morsi : «Forgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un'asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». Fece così un serpente di bronzo e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. Così sta avvenendo col vaccino, la cui sostanza, uguale al virus, sta combattendo l'epidemia. Qui non lo oculiamo (guardandolo negli occhi) ma lo in-oculiamo, lasciamo cioè che lui ci guardi dentro. Il serpente che uccide diventa così un serpente che guarisce. Così come il virus (vaccino) che ci guarda (nostro guardiano) ci guarisce dal virus. Già dall’epoca di Asclepio la classe medica ha adoperato come emblema un bastone circondato da un serpente, al quale viene dato il nome di Verga di Esculapio, dal nome latino del dio. Gli studiosi moderni ritengono che derivi dalla cattività degli Ebrei in Egitto. Le popolazioni che vivevano là soffrivano di un parassita noto come Dracunculus medinensis. Si tratta di vermi che si sviluppano al di sotto della cute; quando si affacciano alla superficie cutanea possono dar luogo a vesciche e piaghe infette. Col tempo tuttavia si trovò un sistema per liberarsi dei vermi, che potevano svilupparsi sino a mezzo metro di lunghezza: il metodo consisteva nel farli arrotolare lungo un bastoncino e questo potrebbe spiegare il fatto che gli Ebrei considerassero il serpente un segno di vittoria. Il serpente di bronzo (di bronzo perché il bronzo e il rame attirano la luce) che Dio ordinò a Mosè di fabbricare (Numeri, 21) pare sia stato proprio un Daracunculus medinensis. 

III.
Quando il sole batte contro il serpente di bronzo innalzato, la luce che riflette con il suo fulgore è capace di attirare l'attenzione di chi deve essere salvato. E con questa dinamica che Gesù vuole spiegare a Nicodemo come essere cristiani. Potremo pensare : come ha fatto Dio a salvarci ? Non è rimasto nei Cieli, come segno nascosto, non ci ha dato solo comandamenti, ma si è fatto uomo. Ha preso la nostra stessa condizione di uomini. La stessa croce, che nella sua immagine forte può rappresentarci una sconfitta, un fallimento, viene da Dio trasformata in qualcosa che ci può salvare. Da un segno di distruzione ad un'opportunità di salvezza. Il suo mistero è quello che può santificarci attraverso quello che ci sta accadendo. La debolezza insita in una nostra ferita, in una nostra lacerazione può diventare il punto di forza della nostra santità quando alla vergogna, al nascondimento dei nostri errori, giiustapponiamo la contrizione e l'abbandono fiducioso alla clemenza amorevole del Padre perché il suo amore, mai giudicante, è per tutti. 

FRANCESCANITÀ

La notizia del ridimensionamento della fraternità francescana locale è stata uno scossone per i grossetani. Non solo per chi le vive accanto...