La globalizzazione ancora in atto, che, a ben vedere negli anni ha portato i suoi vantaggi, consentendo un certo benessere, sembra mostrare oggi, alcuni suoi punti deboli.
Dal punto di vista commerciale, in primis, ha consentito, negli scambi, con l'estensione dei mercati e con la libera circolazione delle merci, di ottenere risultati positivi in termini economici.
In seconda analisi lo è stato per la cultura.
L' apertura delle frontiere è stata senza dubbio un propulsore per il turismo, facilitando il flusso della conoscenza di usi costumi e tradizioni culturali differenti.
L'avvento di internet ha dato poi un'ulteriore spinta, in questo ambito, consentendo la condivisione di contenuti da casa propria.
Dovendo fare oggi un'analisi, riferita a questo momento storico, occorrerebbe fare, però, alcune utili riflessioni.
Intanto potremo dire, riguardo alla categoria economica, che il ricorso esasperato allo strumento dei dazi, fortemente condizionato dalla 'politica di guerra' in atto ha messo in ginocchio molti dei presupposti sopra menzionati. Le scelte politiche dell'UE riguardanti l'approvvigionamento petrolifero, fortemente condizionate dal patto atlantico, stanno portando verso una situazione di insostenibilità per i comsumatori, creando un clima favorevole ai processi speculativi.
Stiamo vedendo come alcuni distretti geografici come lo stretto di Hormuz siano dei punti chiave per lo scambio e il transito della materia prima che muove il mondo e cosa possano rappresentare nel quadro dell'economia globale.
Se esiste di fondo una naturale propensione degli stati a concepire e affermare la propria sovranità, esiste anche una certa malsana spinta verso un globalismo, che non è globalizzazione, ma un'ideologia neoliberista secondo cui il mercato globale deve prevalere sulle politiche nazionali, riducendo le interazioni umane a mere transazioni economiche.
Così la globalizzazione è diventata essa stessa una concezione ideologica liberale atta a legittimare il primato economico e politico dell’Occidente americano nel mondo. Al dominio globale eurocentrico, è subentrato il dominio universale americano che implica l’imposizione a livello mondiale di un unico modello economico, politico e culturale. Il mondo multipolare potrà rappresentare una sfida che generi la fuoriuscita dell’Europa dalla post–storia e dal nichilistico vuoto di senso che affligge oggi la società occidentale?
Allora la domanda sulla quale fermarsi, ma non troppo, perché la risposta verrà immediatamente, è:
Un' evoluzione civile, economica sociale e culturale derivante dal progresso può prescindere da un percorso di cambiamento interiore, spirituale?
La risposta è NO !
La crisi che vediamo nei panorami nazionali, mondiali, globali, è la stessa che stiamo vivendo noi, interiormente.
Siamo in cima ad un crinale, se vogliamo propizio, per scegliere di cambiare, intanto ammettendo che alcune situazioni, come la pace, che ricerchiamo vivamente all'esterno è uno stato interiore.
Le cultura orientale, così come la fisica quantistica, ci rimandano questo concetto: che il dentro e il fuori non esistono, e che sono dimensioni create nell'immaginario dall'uomo.
Tutto invece è interconnesso.
Noi siamo già UNO.
La separazione avviene quando in noi prevale la spinta alla divisione, all'esclusività, al bieco individualismo. Ed è su questo atteggiamento che possiamo 'lavorare', quotidianamente, per sperare di incarnare quell'Uomo Nuovo capace di vincere sul Mondo e sulle sue istanze più distruttive.


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