La necessità di trovare risposte omologabili, e quindi ascrivibili a dato omogeneo di un evento quale quello pandemico, va a scontrarsi nella realtà con una molteplice e difforme casistica di manifestazioni negli individui singolarmente considerati. Una casistica disparata si presenta sotto gli occhi di studiosi, epidemiologi e virologi. Ma anche l'uomo "di strada" risulta confuso ascoltando testimonianze di casi in famiglia o da parte di amici.
Una multireattivitá al virus, forse coerente con una risposta individuale del proprio sistema immunitario, sembra sottolineare e ricordarci ancora una volta come il buon Dio ci abbia voluto tutti diversi.
E in questa diversità, ciascuno con le caratteristiche del proprio corredo genetico è vero, ma anche come soggetti di differenti re(l)azioni dovremo trovare ciò che ci unisce.
Come coniugare le nostre intrinseche diversità con la necessità di sentirsi uniti. Come favorire le relazioni con le distanze.
In altre parole come sorreggere il pensiero scientifico per mantenerlo al livello di sostenibilità con la crescita antropologica, con il sacrosanto diritto della tutela dell'identità dell'uomo come essere incarnato ?
Tutte domande che non hanno immediata risposta.
L' importante secondo me è rimanere in uno spazio riflessivo che deve scaturire da un pensiero sempre nuovo.
Un' osservazione critica ed attenta ci consentirà di non rimanere prigionieri di visioni imposte, quindi di non essere, intanto, condizionati da un'informazione che giunge da fonti di un sistema controllante e censorio. Poi tenere sempre attiva questa capacità di riflessione, sviluppando ogni volta una coerenza. Ciò può essere favorito da una corretta e costante pratica meditativa che aiuti ad alleggerire il peso psicologico del difficile tempo che stiamo vivendo.
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