Fino a pochissimi anni fa
eravamo sicuri che il cervello
fosse molto statico
e che il sistema nervoso centrale
declinasse per tutta la vita
con una perdita crescente di neuroni.
Oggi sappiamo invece
che il cervello si modifica continuamente
in relazione alle nostre esperienze,
e che nuovi neuroni
possono essere prodotti
fino al giorno della nostra morte.
Questa scoperta si chiama
neuroplasticità,
e richiede la ripetitività dell'esperienza,
se desideriamo ottenere
cambiamenti neuronali.
Una pratica regolare di concentrazione
perciò, o un ritmo esistenziale
armonico o disarmonico,
operano direttamente sulla materia del cervello,
modificandola,
come le più recenti tecnologie tomografiche
ci dimostrano.
In altri termini è ormai chiaro
che possiamo agire liberamente
perfino sulle nostre strutture cerebrali
riplasmandole,
nel bene come nel male.
Ad ognuno dunque spetta
la sua scelta, che non è tanto morale,
quanto biologica:
per vivere più intensamente
e creativamente, o per stagnare
dentro un cervello atrofizzato.
(Marco Guzzi)
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