I.
La crisi dell'io-bellico si configura così come la crisi delle sue rappresentazioni e
con il nascere di un effettivo bisogno da parte degli fedeli di una modalità differente di vivere la propria fede.
Una fede più sperimentata e vissuta, che non sia solo rappresentata, nelle liturgie consunte o nei sacramenti spesso ridotti a semplici cerimoniali eseguiti per convenzione.
Questo non lo diciamo solo noi ma anche i papi.
II.
PAOLO VI all'epoca diceva nell' Enciclica Evangelii Nuntiandi al numero 47 :
《Un certo modo di conferire i sacramenti senza un valido sostegno della catechesi circa questi medesimi sacramenti e di una catechesi globale, finirebbe per privarli in gran parte della loro efficacia》.E ancora :
《Il compito dell' evangelizzazione è precisamente quello di educare alla fede in modo tale che essa conduca ciascun cristiano a vivere i sacramenti e non a riceverli passivamente o a subirli》.
Cio che viene a galla dentro di noi è un forte anelito di realizzare i misteri e di viverne (come dice il papa ) il significato.
Per ottenere questo occorre un' educazione alla fede, una pedagogia mistagocica iniziatica permanente che ancora non c'è.
III.
Un tempo relegata ai monasteri, oggi sembra che anche nel loro interno venga a scemare questa necessaria educazione spirituale. Questa formazione alla realizzazione dei misteri, quel processo che nella tradizione ortodossa viene chiamata theosis, cioè divinizzazione.
Se siamo cristiani o tentiamo di esserlo è perché aspiriamo a diventare Dio ( Cit. Catechismo Chiesa Cattolica- San Tommaso D'Aquino).
Il Cristianesimo non è una morale. (Non c'era bisogno dell'incarnazione per essere buoni, gentili etc.)
Nel Cristianesimo Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventi Dio. E questa non è una cosa così, che ci diciamo tra noi. Tutto ciò deve diventare un' esperienza.
(Appunti tratti da "La nuova evangelizzazione" Corso tenuto da Marco Guzzi al Claretianum dell' Università pontificia di Roma)
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